The hate that burns.


Le rose rosse rappresentavano quello che non ero piú, o almeno ció che non mostravo in modo cosí evidente. Alcune di loro erano la reincarnazione di ció che piú odiavo. E proprio loro iniziarono ad illuminarsi piú delle altre. Dall’alto sembravano le stelle piú luminose del mio cielo. Ma in realtà avevano improvvisamente preso fuoco. Bruciavano di fuoco proprio senza mai dissolversi in cenere. E come delle piccole candele illuminavano la strada in quel giardino.

Avvicinandosi a loro si poteva percepire benissimo quello che emanavano. Era odio. Un odio tale da bruciare la pelle di chiunque osasse avvicinarsi troppo. L’odio che provavo per me stessa era sempre stato cosí forte. Non che io vedessi nulla di sbagliato in me all’inizio. Ma col tempo e grazie a tutti coloro che mi circondavano e avrebbero dovuto proteggermi capii di odiare veramente me stessa. Non ero perfetta, non seguivo le loro istruzioni e facevo sempre ció che volevo. E per questo tutti mi odiavano e col tempo imparai a farlo anche io. Guardarmi allo specchio e vedere quel corpo pieno di cicatrici, faceva dannatamente male. Sarei voluta scappare spesso da quel riflesso che tanto odiavo, ma non mi era permesso. Non importava cosa facessi per rimediare ai danni causati. Parola dopo parola mi veniva sempre ricordato cosa ero. Anche se le lacrime solcavano il mio viso alla vista di quell’orrore, nulla cambiava. Il riflesso era sempre quello. Odiavo quel che ero, lo odiavo con tutta me stessa. Spesso sarei voluta sparire nel buio e non tornare piú alla luce, ma non ho mai avuto il coraggio di arrivare infondo. L’unica cosa che in quel momento poteva farmi stare bene era distruggere quell’orrida parte di me riflessa. Sentii un calore mai provato prima partire dal mio cuore e caricai un pugno. Sotto la mia mano vidi il riflesso cadere e frantumarsi in mille pezzi. Raccolsi un frammento e vidi il mio corpo riflesso bruciare. Non faceva male. Stavo bruciando e non provavo nulla. L’odio mi aveva accecata. D’impulso iniziai a distruggere la camera, nella speranza che rompendo tutto sarei stata meglio. Ma non fu cosí.

Mentre la fiamma divampata dal mio cuore si placava mi rendevo conto di quello che avevo fatto. Le persone con cui credevo di potermi sfogare peró, alla vista di tutto il caos buttarono ancora piú benzina. A quel punto tutto l’odio che ribolliva in me si fece di nuovo vivo. Stavolta stavo anche facendo a pezzi me stessa diventando cenere, ma non mi importava. Sarei tornata alla terra e li sarei rimasta. Ma le mie rose, bruciando non diventavano cenere. Loro rappresentavano l’essenza dell’odio puro. Loro erano odio. Quindi non avrebbero mai lasciato la loro postazione, restando ad illuminare un cammino buio e tetro all’interno del mio essere.


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