The dried rose.


Un sole caldo e consolatorio si preparava a nascere dall’orizzonte. Insipirai a fondo l’ultima parte di brezza notturna che restava, prima che il sole la riscaldasse. Pian piano il cielo inizió a colorarsi e una piccola pallina di luce salí tra le nuvole. Sarebbe stata una giornata senza tempeste ne venti. C’era solo il sole e le sue nuvole sparse qua e là in un cielo azzurro pastello. L’alba aveva portato con sé un nuovo inizio, carico di speranza e vita. Chiusi gli occhi e lasciai che la luce accarezzasse la mia candida pelle bianca. La sentivo bruciare sulle guance, forte come solo lei puó essere. In un attimo la mia pelle era avvolta da un caldo tepore portato in dono da quella palla di fuoco che dal cielo illuminava il nostro mondo.

Passai la giornata intera a camminare nel giardino, parlai con tutte le mie rose. Nella nostra solitudine riuscivamo a farci compagnia. Nessuna era sola perchè ci sarebbe stata sempre una di noi a consolarla. Eravamo una grande famiglia. A nessuno sarebbe servito nulla se c’eravamo noi. O almeno cosí credevo. Alba dopo Alba i giorni passavano e tutto andava bene. Ma non sarebbe durata a lungo, una parte di me percepiva che qualche altra cosa sarebbe andata storta. Una notte percepii una forte debolezza provenire da alcune delle mie rose. Corsi da loro e arrivata mi resi conto dell’orrore che stavano vivendo. Mentre il sole, timidamente, usciva allo scoperto, vidi con chiarezza la vita delle mie piccole sorelle ritornare alla terra. Erano secce e fragili. Con una carezza spezzai alcuni loro petali. Ritirai la mano spaventata. Il mio naso percepiva un’odore diverso venire da loro. Era il profumo della morte. Alcuni piccoli frammenti della mia anima erano appena svaniti in un giorno che avrebbe dovuto solo portare gioia. Le guardai a lungo prima di decidere cosa fare. Erano sole e disidratate. Mi chiesi perché nessuno le avesse aiutate, ma intorno avevo solo indifferenza. Una volta ancora la mia vita andava sgretolandosi e quella pace mi sbatté in faccia nuovamente la realtà. Quelle rose non erano altro che la parte di me che voleva tornare alla sua origine, il nulla. Dentro me sapevo che era colpa mia, e sarebbe successo nuovamente perché la parte di me che voleva solo chiudere gli occhi e non svegliarsi piú era ancora presente. E nonostante tutte le cose positive che mi circondavano, persino l’amore stesso, non sarebbe cambiato nulla. Nel fondo della mia anima c’era ancora quel fragile bocciolo candido che sperava nella bontà altrui. Anche se continuamente ferito era ancora li. E dopo tanta sofferenza voleva arrendersi che lui.

Chiudere una volta e per tutti gli occhi. Riposarsi per sempre senza soffrire piú. Anche se sembrava una cosa estremamente egoista, a me non importava. Per una sola volta avrei voluto accontentare me stessa, senza pensare agli altri. Ero certa che a nessuno sarebbe importato. Anche se fossi sparita nel nulla, nessuno se ne sarebbe accorto. Guardando le mie rose accasciate a terra senza vita, feci un profondo respiro e decisi cosa fare. Mi sedetti lì al loro fianco e lasciai scorrere i giorni. Passarono tante lune ed io restai lì al fianco delle mie rose cadute. Smisi di attingere al terreno per la fame. Rinunciai a tutto, nella speranza che la fine arrivasse presto. Ma non fu cosí immediato. Giorno dopo giorno sentivo la fame farsi sempre piú forte e le energie diminuire velocemente. Lo sguardo si faceva sempre piú stanco e la gola secca per la sete di vita. Ma non volevo lasciare che l’istinto di sopravvivenza prendesse il sopravvento sulla mia decisione. Volevo cadere con loro e restare lì. Provai ad alzarmi per guardare l’ultimo tramonto che la mia anima avrebbe potuto permettersi. Ma dopo qualche istante caddi per terra. Sentivo la testa giare e mi sdraiai al fianco delle mie rose. Gli occhi si fecero pesanti e li chiusi. Sentii una sensazione di sollievo arrivare dritta al cuore. Una lacrima, probabilmente l’ultima, solcó il mio gracile viso e tornò al suolo. Ero felice e sollevata, finalmente potevo riposare in pace e nessuno mi avrebbe piú ferito. Ero serena e mi sentivo leggera. Era finita per sempre. La mia linfa vitale stava lentamente tornando alla terra mentre il respiro si faceva sempre piú pesante. In un batter d’ali il cuore smise di pompare sangue e mi spensi come una candela senza ossigeno. Ero finalmente appassita anche io.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

Crea il tuo sito web su WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: