Fallen Angel.


Il mio corpo era debole, coperto di ferite. Sentivo il peso delle mie azioni schiacciare il mio fragile essere. D’un tratto una sensazione di vuoto pervase quello che era rimasto delle mie forze. Senza riuscire a fare nulla venni spinta giù. Iniziai a cadere, e metro dopo metro, la velocità a cui precipitavo aumentava. Aprii gli occhi e vidi la mia casa allontanarsi sempre più da me. Provai a riprendere il controllo del mio corpo, ma fu inutile. Avevo prosciugato le mie forze combattendo ed avevo perso. Ormai il mio destino si era compiuto, nonostante avessi lottato con tutte le forze per modificare il finale. Mi sentivo persa e tutti i ricordi iniziarono a riaffiorare nella mia mente. Immagine dopo immagine capii di essere spacciata. Stavo morendo mentre cadevo. Le ali si avvolsero attorno alla mia anima martoriata e provarono a proteggermi dall’atterraggio d’emergenza. Chissà cosa sarebbe rimasto di me, o meglio dove sarei finita.

Un grande boato riempì il silenzio. Avevo toccato il suolo schiantandomici con tutta la velocità accumulata nella caduta. Le ali si spalancarono e vidi una nuvola di polvere nera avvolgermi. Provai a fare un profondo respiro, ma l’impatto e il dolore causato dallo stesso me lo impedivano. Rimasi a terra sdraiata sulle mie ali per qualche istante prima di sentire l’energia riprendere a scorrere nelle mie vene. Pazientemente aspettai che la nube di polvere si dissolvesse. Una volta liberata l’aria, feci un profondo respiro ed un dolore fortissimo si fece largo nei miei polmoni. Probabilmente avevo qualche costola rotta, per non parlare delle ali quasi distrutte. Arrancando provai ad alzarmi. A fatica riuscivo a reggermi in piedi, ma provai a fare lo stesso qualche passo. Cosí mi ritrovai in ginocchio. Non avevo abbastanza forza nella gambe per muovermi in quel momento, allora decisi di riposare qualche altro istante. Mi guardai intorno e non riconoscevo nulla, o meglio non c’era nulla. Sembrava un buco vuoto colmo di oscurità. Che fosse l’aldilà che spettava a noi “traditori”? Non poteva essere, mi convinsi che non potevo essere realmente finita in un luogo così tetro. Non poteva essere veramente la mia fine. Alzai gli occhi al cielo e notai un po’ di luce provenire dall’oscurità. Mi alzai di scatto e spiegai le ali pronta per spiccare nuovamente il volo. Fu estremamente doloroso ed inutile. Nonostante provassi e riprovassi quella luce si allontanava da me sempre più. Tornai con i piedi al suolo e ritrassi le ali. Ero confusa, non sapevo esistesse un posto così, e soprattutto non capivo perché l’unica abitante ero io. Non aveva senso, sarei dovuta morire, ma ero viva ed in un luogo a me sconosciuto. Ero ancora confusa quando un ricordo riaffiorò nella mente. Qualcuno di cui non ricordavo il volto mi aveva spinta giù dal Paradiso. Con tutta la sua ira, mi aveva scaraventata fuori da casa mia. Percepii la rabbia crescere. Una fiamma inizió a bruciare nel mio cuore e presto divampò un incendio. Ero furiosa. Volevo solo essere compresa, volevo solo che capissero l’amore che provavo. Ma avevo ricevuto solo una porta in faccia.

Tornai alla realtà e iniziai ad addentrarmi in quel luogo cupo, cercando qualsiasi cosa potesse tornarmi utile. Ma più camminavo più capivo che era tutto inutile. Non avrei trovato niente e nessuno nel buio più totale. Così ricordai delle mie capacità. La caduta mi aveva stordita molto, tanto da dimenticare che il mio elemento era il fuoco, potevo crearlo dal nulla e farci qualsiasi cosa io volessi. La mia era un’abilità molto rara, ed al piano superiore la temevano poiché era simbolo di distruzione. Nonostante questo l’avevo sempre tenuta sotto controllo per evitare il peggio. Aprii il palmo della mano ed una palla incandescente di fuoco apparve al suo interno. Alzai la mano per poter vedere meglio quello che mi circondava, ma nonostante la luce che emanavo non c’era niente. Dopo qualche ora di ricerche mi arresi al fatto che sarei rimasta lì, sola e senza via d’uscita. Guardai in alto e scrutai bene la luce che proveniva da quello spiraglio irraggiungibile. Una lacrima solcò il mio viso. Ero delusa, nonostante i miei sforzi e tanti secoli al servizio della luce stessa ero stata scaraventata in profondità solo per aver amato. Una sensazione di impotenza e rabbia pervase il mio corpo. Spiegai le ali di scatto e provai un’ultima disperata volta a raggiungere quella speranza. Più mi avvicinavo più si allontanata. Presi velocità ma ad un tratto persi il controllo delle mie ali e precipitai nuovamente. Questa volta non permisi alle ali di proteggermi e mi lanciai verso l’oscurità. Chiusi gli occhi e mi schiantai sulle dure rocce color carbone che rappresentavano il suolo. Un’atroce dolore mi avvolgeva. Ero sola e ferita nell’oscurità più assoluta.


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