Indelible scars.


Un brivido percorse il mio corpo. La sua mano stava accarezzando delicatamente la mia schiena salendo fino alle spalle. Era così piacevolmente delicato che avrei voluto non finisse mai. Le sue dita sfiorarono il mio collo e sussultai. Volsi il mio sguardo al suo e notai che stava sorridendo. I nostri occhi si scrutarono a lungo fino a scorgere l’anima dentro all’involucro esterno. Mi voltai e lo abbracciai. Lo strinsi così forte che quasi gli tolsi il fiato. Sapevo che il mio posto sarebbe stato al suo fianco. Delicatamente mi spostò per guardarmi ancora una volta negli occhi. Avvicinò il suo viso al mio e mi baciò. Ricambiai la sua passione, e mentre la Luna si alzava in quel cielo buio cosparso di speranza, una luce rossa avvolse i nostri corpi. Tutte le rose stavano brillando di una luce fortissima. Alcuni petali iniziarono a staccarsi e a volare nello spazio circostante. Eravamo avvolti dalla passione e dall’amore l’uno per l’altra.

All’improvviso le mie gambe cedettero e caddi a terra. Mi ero completamente dimenticata di tutte le ferite subite poco prima, così iniziai a sentire l’adrenalina lasciare spazio al dolore. Ero piena di ferite ed avevo perso tantissimo sangue. Vidi il mietitore avvicinarsi preoccupato, e quando mi guardò notai il riflesso preoccupato che gli solcava il viso come una lacrima. Gli sorrisi e gli dissi di non preoccuparsi, con un po’ di riposo sarebbe passato tutto. Ma sapevo che ci sarebbe voluto qualcosa in più oltre al riposo. Ero piena di tagli più o meno profondi. Da ognuno il loro il sangue lasciava il mio corpo, per cadere giù nel terreno sottostante. Mi sentivo debole, ma avrei lottato per non dissolvermi. Le rose continuavano a brillare e il mio naso riusciva a percepire il nostro profumo forte nell’aria. Chiusi gli occhi e inspirai profondamente quella speranza che mi avvolgeva, facendola mia. Riaprii gli occhi quando sentii la mia dolce anima oscura acerezzarmi il viso. Si sedette vicino a me e pose la mia testa sulle sue gambe. Mi rassicurò e mi promise che avrebbe fatto tutto quello che era in suo potere per aiutarmi. Tirai un sospiro di sollievo e gli sorrisi. In quel momento i suoi occhi si illuminarono di un rosso acceso ed intenso, proprio come quello delle mie rose. Non avevo paura, al contrario ero stregata da quello sguardo magnetico e potente. Sotto la sua protezione nulla sarebbe potuto accadere. Notai il suo sguardo spostarsi dal mio fino ad arrivare alle mie ferite. Percepii la pelle bruciare e il dolore aumentare. Iniziai ad agitarmi, ma lui mi chiese di restare calma il più possibile e mi rassicurò. Provai a trattenere le urla di dolore finché riuscii. Ma dopo un po’ iniziai a gridare con tutta la mia voce. Non so cosa stesse facendo, ma bruciava come le fiamme dell’inferno. Le lacrime iniziarono a bagnare il mio viso come se una tempesta lo avesse colpito. Lui percepii il mio dolore e mi promise che avrebbe finito il prima possibile. Cosí dopo attimi di interminabile sofferenza tutto finí. Mi spostò una ciocca di capelli dal viso e mi asciugò le lacrime. Non sentivo più dolore, come se all’improvviso fossi guarita. E cosí era. Mi aveva guarita con il suo potere. Mi alzai lentamente per non cadere nuovamente a terra e notai che non avevo piú nessuna ferita aperta e non perdevo piú sangue. Lo ringraziai facendo un inchino e lui sorrise. Lo abbracciai nuovamente, poi mi voltai e mi addentrai nel mio giardino.

Passo dopo passo la Luna iniziò ad evidenziare le mie ferite chiuse. La posto del sangue che colava avevo delle cicatrici. Erano sparse ovunque ed erano di diversa dimensione. Dalle braccia alle gambe avevo tantissime ferite rimarginate che ornavano il mio fragile essere. Trovai un punto abbastanza isolato nel giardino e mi sedetti ad osservare la le costellazioni che fluttuavano nel blu scuro della notte. Poco dopo mi raggiunse anche il mietitore e si sedette al mio fianco. Con la mano iniziai a sfiorarmi il braccio percependo ogni singola irregolarità che da quel momento mi avrebbe caratterizzato. Ogni ferita mi ricordava cosa ero e cosa sarei stata per il resto dell’eternità. Un’anima ferita e ricucita. Il mio corpo si era trasformato in un promemoria eterno della mia sofferenza. Avevo quelle cicatrici, ma non sentivo più il dolore. Ricordavo l’accaduto e sapevo che non avrei mai dovuto ripetere gli stessi errori. Assorta nei miei pensieri continuavo ad accarezzare il passato che indelebilmente era stampato sulla mia pelle. Più sfioravo quelle ferite più capivo che era finalmente finita. Persa tra i mie pensieri non notai il viso del mio amato, illuminato dalla Luna, rivolto verso me. Alzai lo sguardo al cielo e poi a lui. Lo ringraziai per la nuova vita che mi aveva donato. Mi prese il viso tra le mani e mi baciò appassionatamente. Successivamente mi guardò e mi disse che ero la rosa più bella che avesse mai visto in tutta la sua eterna esistenza. Una rosa candida e pura macchiata dall’odio e dalla sofferenza, ma che con estrema forza aveva superato tutto e continuava a lottare. Un corpo ricoperto di spine e cicatrici in grado di raccontare la più bella e struggente delle storie, quella della vita su un suolo ingrato e carico di odio. Una rosa sopravvissuta a tutto persino a sé stessa. Mi disse che ero la reincarnazione della forza e quelle cicatrici indelebili che mi avvolgevano erano il mio scudo. Lo abbracciai dopo le sue meravigliose parole, e sotto quella luce riflessa consolidammo per l’eternità la nostra promessa d’amore. Nessuno avrebbe più fatto del male ne a me ne alle mie rose, ero forte e le mie cicatrici lo dimostravano. Nell’immensità di un’amore appena sbocciato sospirai di sollievo. Ora potevo essere me stessa senza paura. Potevo finalmente essere fiera di essere una rosa candida e dolce corrotta dalla passione e dall’amore.


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