Souls in contrast.


Il colore incontra una tela bianca. Una goccia cade e lo sfondo candido evidenzia la sua macchia. Un rosso scuro rinnova un velo morbido quasi trasparente. Tra le pieghe si riesce ad intravedere l’altra parte. Un’anima brilla di luce propria. Quasi accecante da quanto forte. La sagoma della ragazza dall’altra parte del velo è cosí semplice e allo stesso tempo cosí fragile, da fare quasi tenerezza. Con delicatezza altre gocce di sangue cadono sul foglio bianco che la protegge, rendendondola un’opera d’arte. Piú sangue cadeva e piú delicato diventava il velo che la proteggeva. Una tempesta stava arrivando e quella povera ragazza sarebbe stata svegliata dalla sua innocenza senza volerlo. Cosí come una rosa rossa su un lenzuolo bianco, due anime completamente opposte si sarebbero rincontrate.

Percepii qualcosa di strano. Aprii gli occhi e vidi il mio corpo immerso in una luce bianca e candida. La mia essenza pura stava creando una specie di aurea intorno a me. Mi sentivo al sicuro, questa volta per davvero. Mi guardai intorno e in lontananza intravidi una specie di porta. Era quasi trasparente e riuscivo ad intravedere quello che succedeva. Iniziai a camminare verso quel piccolo spiraglio curiosa. Una volta difronte a quella serratura aprii la porta e mi trovai sospesa nell’aria. Volteggiai su me stessa e i ricordi iniziarono a riaffiorare. Mi ero lasciata morire e questa che stavo vivendo sarebbe dovuta essere la vita eterna. Chiusi gli occhi e scrutati nel profondo del mio cuore in cerca di qualsiasi traccia di dolore. Ma non c’era nulla, solo leggerezza e tranquillità. Sorrisi e iniziai a volare su verso il cielo. Ero libera dalla sofferenza. Finalmente ero tornata ad essere quell’amata rosa bianca candida e pura. Mentre solcavo il cielo notai in basso qualcosa di estremamente famigliare e mi avvicinai ad esso. Era il mio piccolo spazio nel mondo. Il mio giardino pieno di rose rosse nel pieno della fioritura. I miei occhi brillarono nella vista di tanta bellezza. Cosí scesi ed iniziai a camminare. Le mie gocce di sangue non avrebbero mai potuto percepire la mia presenza e ne approfittai. Camminando tra loro accarezzavo i loro petali vellutati. Giá mi mancavano, nonostante l’orrore che avevo vissuto in quella terra, erano comunque una parte di me. Carezza dopo carezza giunsi all’ultimo luogo da me visto prima della dolce dipartita. Mi chinai a terra e vidi il mio gracile corpicino sdraiato con lo sguardo rivolto al cielo. Accarezzai il viso e chiusi per sempre quegli occhi pieni di speranza. Mi alzai e guardai il sole tramontare nuovamente su quella distesa di rabbia, odio e dolore. Ripresi a camminare tra le rose e d’un tratto percepii qualcun altro. Mi guardai intorno ma non notai nessuno. Feci un respiro profondo ed un misto di passione e dolore mi stuzzicarono le narici. Era forte, deciso e poteva appartenere solo ad una persona. L’adrenalina iniziò a salire e volai su alta nel cielo per avere una visuale migliore. Cosí notai qualcuno chinato su di me. Piombi giú e il mio sguardo si riempì di lacrime. Era arrivato troppo tardi, ormai non avrebbe piú potuto fare nulla per salvare quella delicata rosa appassita. Lui alzó lo sguardo e per un attimo temetti che mi potesse vedere. Ma non fu cosí. Raccolse la rosa bianca e la portó al centro del giardino dove anche il mio cuore giaceva fermo sotto la terra. Scavó una piccola buca e mi pose al suo interno. Ricoprí il tutto con dei petali rossi e si dissolse nel nulla. Mi avvicinai al luogo dal quale la mia vita era iniziata. Non sentivo piú il suo odore, probabilmente se ne era andato. Guardai il lavoro meticoloso che quel dolce Mietitore aveva compiuto e una lacrima cadde sui petali sanguinei. Quella sarebbe stata l’ultima che avrei versato.

Poco dopo sentii una tempesta arrivare, mi voltai e capii che non sarebbe stata come le altre. Iniziai a preoccuparmi, non per me stessa ma per le mie piccole discepole che egoisticamente avevo lasciato sole. Le nuvole erano scure ed estremamente cariche di odio e rabbia. Riuscivo a percepire da quel tumulto di negatività anche un pizzico di tristezza e dolore. Pian piano si avvicinava sempre piú e vedevo il volto delle mie piccole sorelle sempre piú spaventato. Provai a pensare ad un modo per proteggerle, ma non sarei riuscita a fare nulla perché ormai non c’ero piú. Delle gocce iniziarono a cadere sul giardino. Sentivo il dolore fisico che le mie rose percepivano. Quello che stava piovendo era sangue. Lo stesso che le aveva create. Il sangue del mietitore. Stava distruggendo quello che avevamo creato. L’intensità della tempesta si fece sempre piú forte ed anche io iniziavo a sentire dolore. Quella che credevo fosse un’anima indistruttibile si stava ferendo, proprio come le altre rose del giardino. Urlai disperata al cielo di smettere, ma nulla si placava. Corsi in lungo ed in largo per provare a fare da scudo a quei fiori senza colpa. Ma tutto si rivelò inutile. Cosí corsi a dissotterrare il mio involucro. Ora avevo il mio corpo, avrei solo dovuto cercare di capire come riappropriarmene. Chiusi gli occhi e mi concentrai ma non accade nulla. Ero disperata tutto quello che amavo stava andando in frantumi e persino quella felicità eterna sembrava si stesse sgretolando. Provai a raggiungere la tempesta per fermarla ma venni fatta cadere giú da una folata di vento. Sbattei violentemente il corpo in quel letto di spine e percepii ogni ferita. Il sangue macchiava il mio candido manto. Mi rialzai e vidi nuovamente il Mietitore davanti alla rosa bianca. Con tutta la forza rimasta mi avvicinai a lui e lo abbracciai da dietro. D’un tratto il tempo intorno a noi si fermò e lui si voltò. Stava piangendo, era triste. In quello sguardo perso capii che a qualcuno importava di me. Gli asciugai le lacrime e lui mi spostò una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Le nostre labbra si incontrarono e rimasero unite il tempo che bastava per fare tornare il sole a splendere. Riaperti gli occhi tutto era tornato alla normalità tranne me. Ero ancora un’anima, ma macchiata indelebilmente di sangue. Non sarei potuta essere pura dopo tutto il dolore che avevo causato. Ero stata egoista e quella sarebbe stato il mio fardello. Lo guardai sperando che capisse il motivo della mia scelta. Mi abbracció e mi prese per mano. Dopo una lunga passeggiata ci trovammo davanti alla porta dalla quale ero tornata in quel mondo. La porta si aprii e mi fece cenno di entrare. Dall’altra parte del velo sarei stata felice e serena. Lo guardai e mi diressi verso la porta. Il mio cuore batteva all’impazzata al solo pensiero che il mio mietitore era tornato. La mia dolce anima oscura era lì per me. Un mietitore tanto dolce da versare lacrime per una come me. Presi la mia decisione, afferrai la maniglia e chiusi la porta. Mi voltai e corsi tra le sue braccia. Sarei stata bene lì, tra le sue braccia e tra le mie rose. Le avrei protette e lui avrebbe protetto me. Avevo deciso di dipingere la mia tela candida di rosso. Mi ero finalmente svegliata dalla mia innocenza. Avevo deciso chi essere. Anche se in contrasto, le nostre anime sarebbero state unite in eterno su uno sfondo di passione.


2 risposte a "Souls in contrast."

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  1. Il rosso scuro che incontra la tela bianca, le gocce di sangue sul foglio bianco, la rosa rossa sul lenzuolo bianco, il sangue che macchia il candido manto, la tela candida dipinta di rosso… Mi è piaciuto questo contrasto tra il bianco e il rosso, un leit motiv che mette in evidenza l’essenza della vita caratterizzata da un’alternanza tra sofferenze e brevi sprazzi di luce.

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