I’m not alone.


Il mio fragile corpo giaceva a terra cosparso di sangue. L’impatto con le rocce non era stato piacevole. Le mie amate ali erano distrutte. Avevo una gamba rotta e la testa dolorante. Avevo scelto di non farmi proteggere dalle ali, ma già me ne pentivo. Provai a sedermi sul terreno ma il dolore lancinante che provavo me lo impedí. In quel momento realizzai quanto fosse grave la mia situazione. Ero sola e ferita in un luogo dimenticato da tutti. D’un tratto una luce fulminea attraversò l’oscurità. Stava arrivando una tempesta.

Un’infinitá di fulmini iniziarono a risplendere nel cielo. Ma il loro colore era diverso da quelli a cui ero abituata. Erano rossi e colmi d’ira. Dal cielo non cadeva neanche una goccia di pioggia, il che era molto strano. Provai a rimettermi seduta ma non ci riuscii. Così dal basso della mia umiliazione guardai quell’ira sfogarsi con tutta la sua forza. Pensai al luogo dove mi trovavo e continuavo a non capire. Non poteva essere la Terra, era impossibile che l’umanità si fosse ridotta al nulla. Persa tra le riflessioni non mi accorsi che stava iniziando a piovere. Ma al posto di gocce d’acqua fresca cadevano, leggeri come una piuma, dei frammenti di cenere ancora incandescenti. Piccole fiamme volteggiavano nel cielo nero. Il loro colore risaltava su quello sfondo pece. Stesi una mano al cielo e ne raccolsi alcuni, ma come sfiorarono la mia mano si dissolsero. Feci un respiro profondo e un forte odore di zolfo riempì i miei polmoni. Tossii e mi sforzai di ripulire l’aria che stavo respirando, agitando la mano per evitare di inalare altri frammenti di cenere. Guardai il cielo e il colore delle nuvole si fece ancora piú acceso. Man mano che la tonalità delle nuvole diventava piú intensa, quello che ne cadeva cambiava. Dalla cenere si passó a vera e propria lava. Sembrava di essere sotto un vulcano in eruzione, ma con la piccola differenza che non sarei riuscita a scappare. Le gocce incandescenti iniziarono a cadere giú verso quel che restava di me. La prima a cadere colpì la mia gamba, ed i dolore fu insopportabile. Sembrava che qualcuno mi avesse colpito con un ferro incandescente e lo stesse mantenendo fermo sulla mia pelle. Capii che ero spacciata. Se la tempesta avesse aumentato la sua intensità non ci sarebbe rimasto nulla di me. La paura iniziò a crescere in me, lasciando però un po’ di spazio al senso di impotenza che mi avvolgeva. Ero finita. Sarebbe finita così sotto una pioggia dello stesso elemento che dominavo. Ma in quel caso non potevo domarlo o almeno non sapevo ancora come fare. Le lacrime iniziarono a bagnare il mio viso, alternando piacere e dolore. Da una parte ero felice finisse ma dall’altra avrei desiderato continuare a lottare ancora. La tempesta si stava facendo più intensa e goccia dopo goccia il mio corpo e le mie ali venivano bruciate dall’odio dell’oscurità. Il forte dolore mi impediva di smettere di urlare. Piangevo perchè volevo che tutto finisse il prima possibile. Pregai la morte di venire a prendermi, ma non si fece vedere. Ero terrorizzata da quello che stava succedendo, ma allo stesso tempo ero colma d’ira e odio poichè sapevo di non meritarmi nulla di tutto quello che stava accedendo. Chiusi gli occhi ed aspettai impaziente una fine che non sarebbe mai arrivata. Prima che me ne rendessi veramente conto, le gocce avevano smesso di cadere sul mio corpo. Aprii gli occhi e vidi delle enormi e forti ali ceneree aperte sopra me. Qualcuno mi stava proteggendo, ma prima di riuscire a dire o fare qualcosa persi i sensi. Tutto si fece ancora piú buio e gli occhi si fecero pesanti. Ma nonostante quello, non ero piú sola. Anche se non sapevo chi fosse stato a proteggermi ne tantomeno se mi stesse proteggendo veramente. Una lacrima candida e pura di sollievo solcó il mio viso prima che il briciolo di forza che mi era rimasto abbandonasse il mio copro.

Quando riuscii a riaprire gli occhi la tempesta era svanita nel nulla, ed il buio era tornato a dominare quella landa desolata. Mi provai ad alzare per cercare quello strano angelo. Ma rimasi incollata al terreno. Non riuscivo a muovermi, le ferite erano troppo gravi e la forza residua mi permetteva a malapena di respirare. Provai a guardare se intorno ci fosse qualcuno, ma non riuscii a distinguere nulla di particolare. Poi una folata di vento arrivò dalle mie spalle, seguita da passi che si avvicinavano sempre più al mio debole essere. Sentii l’ansia e la paura farsi viva nel mio cuore, e con quello che restava della mia voce implorati a chiunque stesse arrivando di non farmi del male. Pochi istanti dopo uno sguardo rosso accesso illuminava un volto bellissimo anche se colmo di cicatrici e ferite. Le ali che lo sorreggevano erano le stesse che avevo visto prima di svenire. Era lui che mi aveva salvata. Lo guardai e lo ringraziai, ma al posto di un sorriso cordiale mi trovai difronte ad un essere dal cuore gelido che non mi rivolse neanche una parola. Mi guardò e mi disse che non avrei dovuto ringraziarlo, se ero ancora viva dovevo ringraziare solo il fatto che aveva bisogno di un alleato in quel caos. Curiosa lo guardai e gli chiesi dove fossimo. Scoppió a ridere, ma quando comprese la mia confusione si ricompose, si abbassò e mi guardò dritta negli occhi. Il cuore si fermò per un attimo quando quel viso angelico pronunció quella parola. Disse che eravamo all’inferno. Sprofondai ancora di più nella rabbia udendo quella parola. Come avevano potuto mandare un angelo come me in un luogo come quello? L’odio divampava dentro il mio cuore, desideravo vendetta e l’avrei ottenuta a tutti costi. Guardai il volto coperto di ferite e sangue sopra al mio e gli dissi che lo avrei aiutato. Avrei fatto qualsiasi cosa per tornare in paradiso, ed almeno ora non sarei stata sola in quell’oscuritá.


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