A long way.


Qualche istante dopo aver ricevuto l’ennesima rivelazione deludente, iniziai a guardalo negli occhi nella speranza di riuscire a vedere un briciolo di speranza. Volevo avere una certezza in tutte quelle incognite. Avrei voluto sapere che infondo a quel tunnel di disperazione ci sarebbe stato qualcosa di meraviglioso ad attendermi. Accettai a malincuore di aiutarlo, nonostante la mia tanta rabbia, era l’unico altro angelo che come me si trovava li. Non sapevo il perché fosse lì né tanto meno che tipologia di angelo fosse, in quel momento volevo solo guarire e iniziare a cercare un modo per andare via da lì. Persa tra i miei pensieri non notai che lo stavo ancora guardando negli occhi. In quel momento sentii l’imbarazzo arrossare le mie guance. Lui se ne accorse e volse lo sguardo altrove. Si alzò e si spostò dal mio capo al mio corpo scrutando l’entità delle ferite. Mi riguardò e notai un accenno di sorriso. Gli sorrisi anche io. Non era il momento ne il luogo per quei sorrisi, ma sentivo che dimostrandogli la mia gentilezza lui avrebbe ricambiato. Ed in parte fu cosí.

Dopo aver guardato attentamente tutte le mie ferite tornò serio e un po’ di preoccupazione prese vita nel suo sguardo. Si inginocchiò a terra affianco a me, e provando a mantenere il suo scudo di ghiaccio, mi spiegò la mia situazione. Nonostante gli sforzi, restare distaccato dalla situazione gli fu difficile. Si notava palesemente che non voleva farsi trascinante dalle emozioni, forse per paura di restare ferito. In un certo senso lo capivo, ma comunque restava il fatto che ero ferita e per di più ci eravamo appena conosciuti. Feci del mio meglio per restare distaccata anche se la speranza sul mio volto trapelava come se fosse coperta da un velo trasparente. D’un tratto mi rivolse parola. Non mi sarei mai aspettata una preoccupazione tale da rivolgermi quelle dolci parole. Mi disse che mi avrebbe aiutata a guarire più in fretta, ma avrebbe fatto molto male ed allo stesso tempo mi promise che si sarebbe preso cura di me fino alla mia totale ripresa. Mi prese la mano e la strinse alla sua. Le nostre dita si intrecciano e sentii il mio corpo bruciare. Percepivo ogni ferita ricucirsi e guarire totalmente. Millimetro dopo millimetro ogni taglio si richiudeva. Ogni goccia di sangue veniva riassorbita dalla mia pelle candida. Dopo qualche minuto di dolore e bruciore riuscii finalmente a sentire tutto il mio corpo guarito totalmente. Persino le mie ali erano tornare alla normalità. Feci un profondo respiro, tutto era finito ed era andato per il meglio. Guardai il suo volto ed era stanco. D’un tratto svenne addosso a me. Il suo corpo stanco era sdraiato sopra il mio. Respirava a fatica e i suoi occhi erano chiusi. Preoccupata provai a svegliarlo, ma tutto fu inutile. Cosí lo abbracciai e lo ringraziai. Ero sdraiata a terra e la sua testa era sul mio addome. Accarezzai a lungo i suoi capelli neri mentre le nostre mani erano ancora intrecciate l’una all’altra. Avevo appena conosciuto quell’angelo ma era come se lo conoscessi da tutta la mia eterna esistenza. Aveva qualcosa di gentile e familiare in quegli occhi rosso fuoco, ma era molto bravo a nasconderlo. Nonostante si fosse dimostrato freddo, i fatti mostravano come fosse gentile in realtà. Ma la cosa che più di tutte mi incuriosiva era sapere il perché stesse facendo tutto quello per me. Non aveva senso sforzarsi così tanto per qualcuno che si aveva appena conosciuto. Percepivo il suo respiro sopra la mia pancia farsi sempre più affaticato. Così decisi di mettere da parte i miei dubbi e fare qualcosa per aiutarlo.

Per aiutarmi a guarire più in fretta aveva usato molte delle sua forze, ma non saremmo potuti restare lì a lungo. Anche se non mi dispiaceva la situazione, restare lì avrebbe solo permesso a qualsiasi cosa ci fosse tra l’oscurità di attaccarci. Così mentre accarezzavo quei bellissimi capelli pece trasferii un po’ della mia forza vitale a colui che mi aveva aiutata a sopravvivere. Pochi istanti dopo aprii gli occhi e si alzò di scatto. Riuscii a scorgere dell’innocente imbarazzo nascere sul suo viso, ma prima che potessi rivolgerli parola si voltò dandomi le spalle. Sospirai e mi alzai da terra togliendo da i mei vestiti tutta la polvere rimasta. Mi guardai intorno e sembrava tutto tranquillo, troppo per essere una parte dell’inferno. Andai verso lui e lo abbracciai in segno di riconoscenza per ciò che aveva fatto poco prima. Non sembrò infastidito ma si distaccó subito da quella dimostrazione di affetto. Mi guardò e freddamente mi avvertì di fare attenzione da quel momento in avanti, ricordandomi che non ci sarebbe sempre stato qualcuno pronto a difendere ed aiutare un angelo del paradiso. Quelle parole mi ferirono, ma le accettai limitandomi a fare un cenno col capo. Non capivo e probabilmente non sarei mai riuscita a capire il motivo di tale comportamento. Ma mi accontentai di quello che avevo. Un angelo oscuro che sembrava volermi aiutare in un inferno che forse neanche a lui piaceva molto. D’altronde a chi può piacere un posto così? E mentre ringraziavo ancora il suo altruismo, sentii nuovamente la sua mano prendere la mia. Mi tirò a se e mi abbracció. Sentii le sue ali avvolgerci e proteggerci da qualcosa di crudele. Qualcosa o qualcuno ci stava attaccando. Lo guardai e senza bisogno di parole capii di dover iniziare a correre il più veloce possibile e scappare da lì. Spiegò le ali per distrarre il mostro che ci aveva puntato permettendomi di scappare via. Stava facendo da scudo per proteggermi nuovamente, e mentre correvo via pensavo a dove andare. D’un tratto vidi una porta danti a me e prima di aprirla guardi indietro. Lui stava combattendo con una ferocia atroce. Non avevo mai visto qualcuno di così forte. Volevo aiutarlo, ma non avrei saputo fare nulla di concretamente utile. Aspettai di riuscire ad intravedere il suo sguardo ma non ci riuscii. Così sentii una voce nella mia testa che mi diceva di aprire la porta davanti a me e continuare a correre. Qualcosa di orribile stava per accadere, l’inferno mi avrebbe presto percepita e quelli ricevuti erano solo i primi attacchi. Dovevo restare nell’ombra e soprattutto restare viva. Così aprii la porta e prima di varcarla mi voltai e riuscii a vedere il volto dell’angelo. Mi fece cenno di andare e poco dopo chiusi la porta alle mie spalle. Davanti a me c’era un corridoio illuminato da fioche candele rosse. Senza pensarci due volte iniziai a correre al suo interno, dovevo scappare. Ma la strada che avrei dovuto percorrere era ancora lunga e piena di sorprese. Questo era solo l’inizio.


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