The only hope.


Corsi attraverso quel lungo corridoio fino a perdere il fiato. Più avanzavo in quel tunnel più mi rendevo conto che nulla era cambiato. Tutto quello che c’era al suo interno era identico. Ogni porta, ogni angolo, tutto perfettamente identico. Mi era sembrato di non essermi mossa dall’entrata. Sembrava fossi rimasta nello stesso punto di partenza. Sospirai e decisi di nascondermi dietro un angolo, nella speranza di non essere vista da nessuno. Mi sedetti a terra esausta e abbracciai le mie gambe fino a portarle al petto. Appoggiai la fronte sulle ginocchia ed iniziai a piangere. Ero stanca e terrorizzata da quella situazione. Se fossi andata avanti così non sarei mai sopravvissuta. Se continuavo ad essere così debole l’oscurità mi avrebbe inghiottita.

Lacrima dopo lacrima rimuginavo sull’accaduto. Trasalì quando udii in lontananza dei passi farsi sempre più vicini a me. Mi alzai e senza far rumore iniziai a muovermi verso la parte opposta rispetto ai passi. Quando fui sicura della loro lontananza iniziai a correre sempre più veloce. Il terrore, che chiunque fosse mi raggiungesse, si faceva vivo sempre più nella mia mente. Sentii la stanchezza sopraggiungere mentre correvo, ma una scarica d’adrenalina mi permise di continuare a scappare ancora. Dopo vari minuti di interminabile fuga riuscii a nascondermi. Entrai in una stanza, la quale porta era leggermente aperta e successivamente la chiusi alle mie spalle. Dentro era tutto buio. Cosí accostai il mio orecchio alla porta per sentire se quell’essere misterioso era ancora sulle mie tracce. Inizialmente non sentii nulla, ma qualche istante dopo un rumore fortissimo colpì il mio petto. Chiunque fosse dietro a quella porta l’aveva appena chiusa. Due mandate e poi silenzio. Provai ad aprire la porta, ma ero chiusa dentro. Chiunque mi stesse seguendo sperava che io entrassi in quella stanza. Provai a dare vita ad una piccola fiamma nel palmo della mia mano per capire meglio in cosa mi ero cacciata. Quando la luce fioca illuminò la stanza trasalì. Intorno a me c’erano tante ossa ammassate. Sulle pareti c’erano graffi e vari simboli che non riconoscevo. Presa dal panico provai con tutte le mie forze ad aprire la porta, ma era ben salda e non si mosse. Caddi a terra e le parole del mio salvatore iniziarono a risuonare nella mia testa. Mi aveva avvertita, me lo aveva detto che sarei stata sola. In preda alla rabbia lasciai che il fuoco dentro al mio cuore bruciasse con tutta la sua intensità, incenerendo la disperazione che provavo. Volsi lo sguardo in alto e notai una piccola finestra sbarrata. Mi avvicinai ad essa e provai a guardare fuori. Ma ovviamente l’oscurità e la cenere presente nell’aria non permettevano di vedere nulla al di fuori del vuoto che circondava la parete sulla quale ero affacciata. Mi trovavo sicuramente in una struttura in mezzo al vuoto. Chiunque non avesse le ali e avesse provato a scappare da lì sarebbe caduto nell’infinita disperazione di quel luogo tetro, precipitando giù chissà per quanto tempo. Pensai a cosa avrei potuto fare per scappare da lì ed un’idea sfrecciò nella mia mente. Anche se avevo paura, sarebbe potuta essere l’unica speranza di uscire da quel luogo.

L’unica mia speranza di uscire viva da li, sapendo che forse non avrei rivisto l’altro angelo per un po’, era smettere di controllare il mio elemento. Avrei dovuto togliere le catene che lo imprigionavano nel mio corpo ed avrei dovuto liberarlo. Prima di quel momento non lo avevo mai scatenato in tutta la sua forza perché sapevo che ne sarei uscita distrutta. Ma non importava, ormai avevo deciso che avrei liberato la parte di me che mi aveva causato l’espulsione eterna dal paradiso. Chiusi gli occhi e feci un grande sospiro prima di rompere le catene della mia vera essenza. Mi concentrai e percepii pian piano il fuoco crescere nel cuore, ma non si fermò li. D’un tratto sentii il calore del mio corpo aumentare, iniziava a bruciare e fare male, ma era indispensabile per la mia sopravvivenza. I miei occhi si spalancarono ed al posto del color cielo di cui erano tinti, iniziarono a riflettere le fiamme che avevo all’interno. Un misto di colori caldi illuminava l’iride di occhi che avevano visto tanto amore sparire, per colpa di angeli che non comprendevano quello stesso sentimento, tanto umano quanto etereo. Spiegai le ali e il loro candido manto fu sostituito da roventi fiamme. Alzai il palmo della mano e lo puntai alla parete che dava sul vuoto. In uno schioccare di dita la parete venne distrutta da una forza così forte da spaventate il paradiso stesso. Mi avvicinai al vuoto e mi lanciai in esso. Mentre cadevo spiegai le mie ali e volai attraverso la fuliggine e l’oscura nebbia di quel luogo. I miei occhi continuavano a riflettere l’incendio che divampava dentro di me e il calore del mio corpo continuava a crescere. L’ultimo passo era trovare l’angelo che mi aveva salvata. Presa dalla ricerca non mi accorsi della debolezza che si stava facendo strada nel mio essere. Persi i sensi e iniziai a precipitare. Le fiamme che mi avvolgevano si stavano affievolendo e tutto stava tornando alla normalità. Usando quel potere mi ero finalmente sentita viva, trascinata da una forza mai provata prima. Chiusi gli occhi e sorrisi. E mentre l’aria si insidiava nei miei capelli mi convinsi che non avrei mai più nascosto il mio vero potere, a nessuno, neanche a me stessa. Ero riuscita a scappare ed a trovare una via d’uscita restando viva. Da quel momento in poi, l’unica speranza per me stessa, sarei stata solo io. Immersa nei miei pensieri non mi accorsi di aver smesso di precipitare, ma non ero sdraiata sul suolo. Delle forti braccia e delle ali ceneree mi stavano sorreggendo in quel vortice di oscurità. Lui era lì ad aiutarmi nuovamente. Si leggeva in volto che voleva domandarmi cosa fosse accaduto, ma si limitò a guardarmi negli occhi timidamente e stringermi a se mentre mi riportava al sicuro. Mentre volava in quella cenere osservai il suo viso. Era bellissimo, e troppo familiare. Era come se fosse lui l’amore per il quale ero stata gettata nel vuoto. Lui e la mia forza nascosta sembravano le uniche speranze che avrei avuto per sopravvivere in quell’inferno.


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