A different night.


Volare tra le sue braccia era meraviglioso. Mi sentivo protetta. Tra quelle piume color carbone con riflessi cenere, il mio fragile corpo sembrava una stella. Una stella nel cielo, protetta dall’oscurità di una notte infinita. Il vento spostava i miei capelli facendoli danzare. Una chioma dorata si muoveva in un’aria colma di cenere. Mi sentivo piccola ed indifesa rispetto a lui. Era grande e forte. Le sue ali erano perfettamente in tono con il suo viso. I suoi capelli scuri facevano risaltare gli occhi color sangue che brillavano sul suo viso scolpito nel dolore. Era tutto quello che un’essere umano avrebbe definito bellezza. Era perfetto nonostante le sue ferite, e nonostante il suo modo freddo di porsi. Ed in quel momento nelle sue forti braccia c’ero io, racchiusa in me stessa, come un cucciolo ferito ed impaurito. Nel mio cuore sentivo qualcosa nascere. Più il mio sguardo incrociava il suo, più sentivo di appartenere a lui ed a quel luogo. Era strano ma qualcosa stava cambiando in me. Come se il fuoco che bruciava dentro non si fosse placato del tutto. La sensazione che stavo provando l’avevo già provata in passato, ma non ricordavo con chi. D’un tratto un improvviso mal di testa mi colpì. Era talmente forte che non riuscii a stare ferma e dimenandomi dal dolore caddi dalle sue braccia. Lui si precipitò verso di me e mi tirò a se prendendomi per un braccio. Nuovamente nelle sue braccia riuscii a sentire il suo cuore battere veloce sotto ai suoi pettorali scolpiti. Lentamente persi i sensi e l’unica cosa che riuscii a dire fu grazie.

Quando riaprii gli occhi non eravamo più immersi nella cenere, eravamo fermi sul suolo. Mi strofinai gli occhi e mi guardai intorno. In tutta quella oscurità il mio sguardo celestiale si posò nuovamente su quello dell’angelo oscuro che mi aveva portata in salvo. Scesi dalle sue braccia e appoggiai i piedi per terra. Gli volsi un sorriso amichevole e poi mi voltai. Quello che avevo difronte non era più lo stesso. Dall’alto di quel luogo riuscivo a vedere ogni singola parte dell’inferno. Ogni punta acuminata sparsa nell’orizzonte rappresentava una zona differente. E noi eravamo su una di quelle. In lontananza si riuscivano a sentire le urla disperate dei dannati. Rabbrividì al solo pensiero di tutta quella sofferenza, ed un senso si rabbia ed impotenza difronte a tanto orrore invase la mia anima. Quando fui sul punto di esplodere sentì l’angelo abbracciarmi. Il mio cuore inizió a battere sempre più forte, ero sconvolta. Ma la cosa che ancora di più mi lasciava perplessa in quella situazione era il fatto che lui mi stesse abbracciando affettuosamente. Da freddo come il ghiaccio era diventanto caldo come il fuoco. Mi voltai tra le sue braccia e gli chiesi il perché di quel gesto. Sorpreso e visibilmente imbarazzato farfugliò qualcosa di incomprensibile. Lo guardai negli occhi ed una scintilla scoccò. Sospirai e mi limitai a ricambiare il suo abbraccio evitando di fargli notare l’imbarazzo che provavo anche io. Inspirai profondamente e il mio naso percepì un profumo famigliare. Lo stomaco si strinse e qualcosa scattò in me. Iniziai a tremare e lui se ne accorse. Mi staccai rapida da quelle bellissime braccia e mi voltai. Mi allontanai di qualche metro per evitare che vedesse le lacrime bagnare il mio viso. Non capivo cosa stesse succedendo, era come se il panico avesse preso il possesso del mio corpo impedendomi di controllarlo. Lui si avvicinò a me, ma lo mandai via. Non volevo essere sgarbata ma avevo bisogno di qualche istante per riprendermi. Così si allontanò da me e mi lasciò sola con me stessa. Mentre provavo a calmarmi mi avvicinai alla fine del sentiero su cui ci trovavamo e mi sedetti al bordo. Le gambe penzolavano nel vuoto. La sensazione di vuoto allo stomaco si fece ancora più viva dentro di me. Così alzai gli occhi al cielo e notai una splendida Luna calante nel cielo. Non era pallida come al solito, al contrario era tinta dello stesso colore degli occhi di quel demone angelico che avevo al mio fianco. E pure mi sembrava di averlo già visto da qualche parte, era come se in un’altra vita io e lui fossimo una cosa sola. Ma non riuscivo a ricordare nulla e non ne sapevo neanche il motivo. Presa dallo sconforto mi alzai e tornai indietro, ma al mio arrivo lui era sparito.

Mi guardai intorno e non c’era traccia di lui. Feci un po’ di luce e volai in alto nella speranza di trovarlo ma fu inutile. Tornai con i piedi per terra e scrutai la Luna nella speranza che mi rivelasse qualcosa. Da quando ero arrivata lì non c’era mai stata luce sufficente ad illuminare tutto, non c’era un Sole. La notte era perpetua ed assordante, con tutte le urla che ne facevano da cornice. Mi chiesi dove fosse finito l’angelo, e soprattutto se lo avessi ferito mandandolo via. Iniziai a camminare freneticamente in quel pezzo si suolo nella speranza di riuscire a capire cosa fare. D’un tratto la strada iniziò cambiare il suo percorso e il piccolo sentiero sterrato evidenzió un luogo diverso. Senza pensarci troppo iniziai a percorrere quella che si era mostrata come una strada secondaria. Passo dopo passo notai di star entrando in un bosco. Mi voltai per vedere se ci fosse ancora l’altro sentiero, ma era svanito. Per l’ennesima volta mi ero cacciata in qualche guaio. Ma nonostante la frustrazione proseguii fino in fondo. Giunsi davanti ad una porta e senza pensarci due volte la aprii. Illuminai la stanza con le mie fiamme. Era diversa dall’altra dove ero stata. Non c’erano ossa e non sembrava una prigione. Piuttosto sembrava una stanza. Era arredata con il minimo indispensabile, ma abbastanza accogliente per trascorrerci la notte. Mi guardai intorno e sembrava libera così accesi il piccolo camino al suo interno e mi sedetti sul letto difronte. Appena sentii un po’ di forza tornare nel mio corpo, mi alzai e curiosai in giro. A fianco al letto c’era una piccola scatola, e curiosa la appoggiai sul letto. La aprii e quello che trovai dentro mi fece rabbrividire. Una collana con un ala d’angelo intagliata in una pietra di ossidiana ed una foto. Non ci fu bisogno di guardare subito la foto perché conoscevo il proprietario della collana. L’avevo regalata al mio amato Damien poco prima che svanisse nel nulla davanti ai miei occhi. Presi la foto e la guardai. Eravamo noi. Io e lui abbracciati e felici. Presi la collana e la indossai. Mi accasciai sul letto piangendo disperata per aver ritrovato una parte di quel che restava del mio amore. Strinsi la foto al petto e dopo milioni di lacrime versate mi addormentai. Era stata una notte lunga ed avevo bisogno di riposare. Era stata una notte diversa e da quel momento nulla sarebbe stato come prima. Probabilmente avrei ritrovato l’amore in quell’ammasso di dolore ed odio. Probabilmente quella notte differente aveva portato un po’ di speranza nel mio fragile cuore.


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