Destructive love.


Come spesso si dice, la notte porta consiglio. Nelle tenebre una luce di rivelazione è sempre pronta a farsi viva. Nel mio caso quella ricerca disperata di salvezza mi aveva portato ad una distruzione totale della mia integrità emotiva. Non capivo perché ricordavo così poco di ciò che era accaduto in paradiso, ma nonostante ciò pezzo dopo pezzo il puzzle si stava ricomponendo. Dal ricordo della caduta a quella foto nella scatola, sentivo che qualcosa sarebbe cambiato per sempre e non sarei stata più la stessa. Ma in quel momento l’unica cosa che avrei potuto fare per stare meglio era continuare a riposare in quella camera. Immersa nei ricordi di un’amore che non era mai appassito, abbracciata al ricordo della passione sfrenata, restavo in quel letto illuminata dalla mio stesso ardore.

Non so per quanto tempo dormii, ma al mio risveglio la fiamma perpetua che avevo accesso era stata spenta. Mi avvicinai e provai a riaccenderla, ma il legno era stato bagnato da qualcuno che probabilmente domandava lo stesso elemento del mio Damien. Così portai la mano al collo per stringere l’ala nera che pendeva da esso, ma con mia sorpresa non c’era più. Cercai disperata nel letto la collana ma non trovai nulla. E pure ero sicura di averla trovata, ero sicura che quello che avevo visto era reale. In preda al panico e al dolore riuscii con tutta la mia forza a riaccendere il camino, eliminando le tracce di acqua che giacevano al suo interno. Chiunque fosse entrato in quella camera era forte e probabilmente ne era anche il proprietario. Che fosse la mia metà? E se non fosse svanito, ma fosse solo stato cacciato nel nulla come me? Le domande nascevano nella mia testa una dopo l’altra e non accennavano a tacere. Non fino a quando i miei occhi non videro, tra la legna del camino, la foto che avevo stretta al petto la notte appena trascorsa. Provai a prenderla ma fu inutile. Era come se un incantesimo l’avesse legata alle fiamme. Un vuoto riempì il mio cuore e le lacrime iniziarono a solcare il mio viso. Avevo appena trovato l’unico ricordo del mio amore e già stava svanendo nel nulla. Mi accasciai a terra e il fuoco dentro al mio cuore divampò in pochi secondi. I miei occhi riflettevano l’ardere della legna difronte al mio viso. Una parte di me voleva provare a fermarsi, ma l’altra sovrastò tutto rendendo inesistenti i tentativi di ripresa. All’improvviso tutta la stanza venne illuminata dalla luce delle fiamme che ricoprivano il mio corpo. Pezzo dopo pezzo il mio intero corpo venne ricoperto da fiamme forti ed inestinguibili. Mi alzai e spiegai le mie ali. Persino loro stavano cambiando la loro essenza. Da candide e pure come una rosa bianca stavano diventando rosse. Delle macchie color sangue macchiarono la pura essenza di un angelo paradisiaco. Gli occhi color cielo si erano tinti di fuoco. Mi alzai da terra ed accecata dalla rabbia distrussi quel luogo. Non mi importava cosa avesse pensato il proprietario o cosa ne sarebbe stato di me. Ora nulla importava, mi era stato di nuovo portato via quello che amavo, o meglio il suo ricordo. Sferrai pugni e calci alle pareti invasa dalla furia che avvolgeva la mia anima. La parte di me che avrebbe voluto evitare quel dolore era scomparsa, carbonizzata dal desiderio di vendetta che nascondevo da tropo tempo nel mio essere. Chiunque avesse gettato la foto e preso quella collana l’avrebbe pagata cara. Dopo attimi di ineguagliabile ira uscii da quel bunker scavato nella roccia e tornai fuori sul sentiero. Volsi lo sguardo al cielo e promisi a quella Luna color sangue che avrei trovato Damien e lo avrei riportato a casa con me.

Mi guardai intorno e passo dopo passo il bosco attorno a me si infittí. Probabilmente non sarei più riuscita a trovare il luogo da cui ero partita, ma non importava. Le ombre degli alberi danzavano nell’oscurità. Per la prima volta non avevo paura della solitudine. Dopo anni rinchiusa in me stessa per la perdita della mia metà, stavo rinascendo. Passeggiando nell’oscurità, percorsi con la mente la mia storia d’amore con l’angelo che mi aveva portata alla follia. Ricordai perfettamente il luogo del nostro primo incontro. Era un giardino meraviglioso colmo di rose rosse, al di fuori della centrale bianca. Era un posto in cui spesso andavo per riflettere sulla mia esistenza. Quel giorno ero triste e prima che iniziassi a piangere, incontrai lui. Lo sentii arrivare verso di me con del passi decisi ma delicati. Parlammo a lungo e quando la notte sorse sopra le nostre anime andammo a casa. Ricordai le risate, le battaglie combattute l’uno al fianco dell’altro e ricordai la promessa che ci facemmo la notte della sua scomparsa. Mentre le nostre mani erano intrecciate sotto il riflesso del Sole mi promise di restare sempre al mio fianco. Non ci saremmo mai dovuti separare, ma accadde l’opposto. Durante uno scontro, persi il controllo e ferii altri angeli con le mie fiamme. Per difendermi dal loro attacco venne pugnalato e svanì davanti ai miei occhi. Fui catturata e dopo non molto mi venne insegnato come tenere totalmente sotto controllo il mio potere. Quando fui pronta spiegai a tutti coloro che avevano il compito di sorvegliarmi cosa fosse successo quella notte. Ma non vollero ascoltare. Così dopo una lotta che sembrava non finire mai, mi lanciarono giù dal paradiso. Nonostante avessi spiegato loro che non eravamo traditori, ma ci amavamo e quelle ferite erano state solo un’errorre dettato dall’istinto di sopravvivenza, mi gettarono via. Più rivivevo quei ricordi, più le fiamme intorno a me si facevano intense arrivando quasi a bruciare gli alberi circostanti. Ritornai i me e provai a guardarmi intorno nella speranza di vedere qualcosa di diverso. Chissà da quanto tempo stavo camminando su quel sentiero. Andai avanti, continuando a rimuginare sui ricordi e d’un tratto vidi qualcosa. Alla fine del sentiero c’era un bellissimo prato circondato da rose rosse ed illuminato dalla Luna color sangue che dominava il cielo. Baciato da quella luce, una figura che mi apparteneva era immobile in mezzo a quel giardino. Sgranai gli occhi ed il fiato smise di riempire i miei polmoni. Le fiamme iniziarono ad affievolirsi per lasciare spazio allo stupore ed alla felicità. Damien era lì, e guardava la Luna, proprio come la sera in cui promettemmo di restare uniti per l’eternità. Senza pensarci due volte corsi da lui, e mentre il vento portava via le lacrime di gioia dal mio viso quella figura angelica si voltò. Mi fermai di scatto e la frustrazione prese il controllo della mia mente. Iniziai a tremare e la gioia si trasformò nuovamente in sofferenza. Quello non era il mio Damien, ma solo l’angelo oscuro di quell’inferno vuoto. Presi la testa tra le mani ed iniziai a rimproverare me stessa per aver creduto di averlo ritrovato. Il mio cuore andò in frantumi. Ogni pezzo che cadeva nell’oscura tristezza, risuonava nella mia anima come una bomba. Credevo di aver ritrovato la via di casa, l’uscita di sicurezza da quell’amore distruttivo. Ma non potevo scappare. Potevo solo restare lì ed aspettare che il mio cuore si ricomponesse e smettesse di riempirsi con la speranza. Lui non era lì, e probabilmente non l’avrei mai più rivisto. E così, come un vaso di porcellana, i miei sentimenti caddero a terra e si ruppero in mille pezzi.


3 risposte a "Destructive love."

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