The light of darkness.


Nel pieno della mia disperazione udí la voce di quello che fino ad un attimo prima credevo fosse Damien. Si avvicinò a me, mi scostò una ciocca di capelli dal viso e le sue dita sfiorarono le mie guance umide. Mi asciugò le lacrime e mi guardò intensamente negli occhi. Lo respinsi arrabbiata, ma lui mi tirò a sé e mi strinse forte. Scoppiai nuovamente a piangere, disperata. Singhiozzando, gli chiesi quale fosse il suo nome. Lui allontanò il mio corpo dal suo per riuscire a guardarmi in faccia. Un riflesso cristallino attraversò i suoi occhi, e mi disse il suo nome. Kilian. Mi suonava familiare, come se fosse uno dei nomi degli angeli del paradiso, ma non ci diedi molto peso. A quel punto mi sarei dovuta presentare anche io. Mi alzai e gli dissi il mio nome. Faith. Un nome particolare, vedendo come era andata a finire la mia storia, ma era quello datomi in dono alla nascita, prima che mia madre morisse. Ripensandoci ero rimasta sola in quel mondo, non avevo più nessuno al di fuori di Kilian. Alzai lo sguardo alla Luna e decisi di raccontare all’angelo cosa fosse accaduto.

Terminato il mio racconto, un velo di rammaricò scalfí il suo scudo congelato e privo di emozioni. Ma prima che potessi chiedergli qualsiasi cosa, spiegò le ali e voló su alto nel cielo. D’un tratto una tempesta iniziò ad avvicinarsi. Qualcosa non andava in lui, e neanche in quel posto. Questa volta la tempesta era diversa. Le nuvole erano grigie come le ali di Kilian e quello che ne cadeva era pura e semplice acqua. Il profumo di quella pioggia era stranamente familiare, ma era impossibile che Damien fosse lì. E soprattutto il potere di dominio dell’acqua era abbastanza comune. L’unica cosa che distingueva un angelo dall’altro, era l’odore e l’intensità della tempesta creata. E quella in cui mi trovavo io poteva appartenere al mio amore perduto, o era così simile da ricordarmela. Così bagnata da quelle gocce candide e trasparenti spiegai le ali e volai su, in alto nel cielo. In pochissimo tempo mi ritrovai al centro di un immenso ammasso di nuvole dense e cariche di pioggia. Intorno a me riuscivo solo a vedere grigio, così decisi di volare più in alto. Superate le nuvole iniziai a chiamare Kilian. Quando intravidi una figura angelica simile alla sua mi precipitai. Arrivata iniziai a chiedergli il perché del suo comportamento, ma non accennò a voler rispondere. Sentì la rabbia farsi strada dentro di me. Volevo solo delle risposte, se sapeva qualcosa doveva dirmelo. Dopotutto avevo accettato di aiutarlo, pur on sapendo in cosa. In un certo senso mi doveva delle risposte. Mi misi davanti a lui, volando sopra le nuvole di quella tempesta. Lo guardai e gli chiesi se conoscesse Damien e se la camera dove ero capitata era la sua. Ma non accennò a volermi rispondere. Mi avvicinai per guardarlo meglio negli occhi e quando fui abbastanza vicina notai i suoi occhi illuminati dalla Luna. Non erano più rossi e magnetici, ma tenui ed azzurri come il cielo. Persino le sue ali avevano assunto un colore diverso, erano tendenti al blu. Lo guardai e gli chiesi che elemento dominasse e chi fosse veramente. A quel punto alzò lo sguardo colmo di lacrime ed ira e provò a cacciarmi via. Ma decisi di restare lì, e continuai a chiedergli perché avesse reagito così quando avevo provato ad aprirmi con lui. Gli avevo raccontato tutto, fidandomi di qualcuno che conoscevo appena. E la sua unica risposta era stata scappare via da me. Ero furiosa e finché non mi avesse dato una risposta sarei rimasta lì con lui. A quel punto l’azzurro dei suoi occhi si fece più intenso e venne avvolto da un’aurea celestiale. Rimasi senza fiato, lui non poteva essere un angelo oscuro. Non poteva essere un demone dell’inferno. Ma chi era veramente? Prima che riuscissi a chiederglielo, mi scagliò un pugno allo stomaco facendomi precipitare giù attraverso la tempesta. Mentre precipitavo la fiamma nel mio cuore si fece viva e iniziai a bruciare. Le ali si tinsero di sangue e i miei occhi iniziarono a riflettere il fuoco che divampava nella mia anima. Spiegai le ali e rimasi qualche istante dentro alla tempesta. Non riuscivo più a tenere a freno tutto quel potere così decisi di sprofondare il esso. Così, nella tempesta l’acqua si trasformò in fuoco. Ora su quel terreno arido e su quelle rose sarebbe piovuta lava ed avrebbe distrutto tutto. Un ghigno soddisfatto spuntó sul mio viso e tornai da Kilian. Non l’avrebbe passata liscia, non senza darmi delle risposte. Uscii dalle nuvole come una saetta, avvolta dalle fiamme colme d’ira. Presto arrivai difronte a lui. Alzò lo sguardo e percepii stupore e rabbia da parte sua. Si avvicinò a me e mi chiese perché dopo tanta fatica mi fossi abbandonata a quel potere. La cosa mi fece raggelare il sangue, lui non sapeva tutto, non poteva sapere quello che era successo al piano superiore. Gli chiesi l’ultima volta chi fosse veramente, ma non accennò a volermi rispondere così sprigionai totalmente la forza che avevo tenuto nascosta per tutto quel tempo.

Le ali spiegate nella notte bruciavano, come tutto il mio corpo. Delle fiamme inestinguibili rosso sangue risplendevano in quell’oscuritá. In quell’istante divenni l’unica luce in quelle tenebre. Lo guardai ed anche lui stava rilasciando il suo potere. Era avvolto da una dolce luce celestiale color cielo. I suoi occhi risplendevano di un azzurro candido e puro. Le sue ali, da ceneree erano diventate bianche con riflessi blu. Avvolto da quell’oscuritá ed illuminato solo dalle mie fiamme notai una lacrima scendere dal suo volto. Aveva forse paura dello scontro che si stava avvicinando? Ma soprattutto era una angelo o un demone? Non riuscii neanche a terminare il pensiero. Kilian sfrecciò verso di me e mentre affondava il suo pugno nel mio petto, sussurró al mio orecchio una parola che mi fece ancora più credere di essere davanti al mio angelo. Nello sfarfallio delle mie fiamme mi chiese scusa. Mi allontanai e mi piegai in due per il dolore. Ma subito dopo mi ripresi e lo attaccati. Questa volta diedi vita, dalle mie fiamme, ad un pugnale e gli sfregiai il volto. Il sangue macchiava la sua guancia, ma non provavo sensi di colpa. Così continuai a sferrare attacchi fino a quando non mi disarmò. Mi prese per il braccio e nuovamente mi chiese scusa. Lo guardai furiosa ed accecata dalla rabbia, ma non sarebbe finita lì. Qualcosa di più forte di me mi stava impedendo di liberarmi. La paura si fece strada tra le fiamme, cosa ne sarebbe stato di me? Guardai intensamente Kilian, ma non riuscii neanche a parlare. Capii che c’era qualcosa che non andava, nonostante sembrasse avvolto dal potere angelico il suo sguardo era vuoto. Era come se la sua anima non fosse più al suo interno o fosse parzialmente addormentata. Mi concentrai e riuscì a parlarle nonostante fossi paralizzata. Lo guardai e nominai Damien. A quel punto Kilian lasciò la presa lasciandomi precipitare. Mentre cadevo verso le rocce sottostanti alla tempesta, l’incantesimo non accennò a sciogliersi. In un batter d’occhio mi schiantai a terra avvolta dal terreno fiammeggiante. Solo allora l’incantesimo si sciolse e riuscii a sentire tutto il dolore. Noncurante delle ferite mi alzai e tornai sopra le nuvole. Ora ero quasi certa che Kilian non era chi diceva di essere, lui era Damien ma con qualcosa di strano. Era come se fosse stato soggiogato dall’inferno diventandone servitore, cambiando persino il suo aspetto. Lo vidi e lo raggiunsi. Stava piangendo, provai ad avvicinarmi ma mi disse di allontarami da lui. Noncurante dell’ordine che mi aveva appena dato, lo abbracciai. Sentii il suo cuore battere sempre più forte dentro al suo petto. Lo strinsi a me più forte che potevo, ed una lacrima colpì il mio viso. Alzai lo sguardo per incrociarlo al suo, e le cicatrici che incorniciavano quel meraviglioso viso mi fecero sorridere affettuosamente. Doveva aver sofferto molto, ed io da stupida non mi ero resa conto di nulla. Con il viso illuminato dalla Luna sopra di noi, decise di rispondere ad una delle mie domande. Ma quello che mi disse mi fece trasalire. Mi spiegò che Damien era morto da tempo, nonostante avesse lottato fino all’ultimo per sopravvivere e quello che stavo abbracciando era il suo corpo ormai senza anima. Era rimasto solo un involucro ferito e senza anima. Kilian era solo un demone che aveva offerto il suo aiuto ad un angelo disperato sul punto di morte. Per non svanire nel nulla, aveva preso il corpo quasi esanime di Damien, e in un certo senso si erano salvati entrambi. Quello che avevo stretto fino a quell’istante non era Damien, ma solo il suo ricordo. Ora era un demone. Un subdolo e oscuro demone dell’inferno. Mi staccai da lui e presa dallo sconforto mi diressi al centro della tempesta, diventando un tutt’uno con quell’ira. Pochi istanti dopo l’inferno si illuminò con la forza del mio fuoco. Ero l’unica luce in grado di illuminare tutta l’oscurità. Ero l’unica che avrebbe potuto vendicare la morte del proprio amato. Ero diventata la luce delle tenebre.


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