A path to the heart.


Dopo aver buttato fuori tutta la mia rabbia tornai a terra. Guardia il cielo e aspettai che Kilian scendesse. Ma non accadde. Ero ancora furiosa, ma l’ardere del mio cuore si era stabilizzato. Iniziai a camminare e mi addentrai in un sentiero adornato da imponenti alberi centenari. La strada sterrata era molto piccola e permetteva solo ad una persona di attraversarla. Senza guardare indietro mi incamminai. Stavo cercando qualcosa in quel buio, qualsiasi cosa potesse farmi sorridere anche solo per un’istante. Dopo che Kilian mi aveva tenuto nascosto quelle cose non sapevo se lo avrei ancora aiutato. Sinceramente non mi importava più. Era complice della morte del mio amato e non lo avrei perdonato. Persa tra i miei pensieri non mi resi conto che mi ero addentrata nella foresta a tal punto da essere avvolta dall’oscurità. Mi guardai intorno e la mia sicurezza vacillò quando udii dei passi tra gli alberi. Erano svelti e sicuri. Chiamai Kilian, ma quello che vidi non era lui. Nonostante tutto ero all’inferno e reagire in quel modo impulsivo mi avrebbe solo portato guai. Ma ora avevo problemi più grossi.

Guardai negli occhi la bestia che avevo di fronte. Era simile ad un’ombra, ma con gli occhi gialli. Si muoveva come una saetta tra gli alberi, impedendomi di vederlo bene. Appena capii il suo gioco provai ad anticiparlo per colpirlo, ma fu lui a scagliarsi contro di me. Ero a terra e quell’essere stava sopra il mio corpo stringendomi il collo tra le sue mani putride e umide. Riuscii a liberarmi, poco prima di riuscire a scappare, lui mi ferí al braccio. Con una smorfia di sconfitta mista a dolore, iniziai a correre tra gli alberi nella speranza di trovare un luogo sicuro. Ma nulla lo sarebbe stato. Riuscii ad allontarami da quel mostro, e appena ripresi fiato iniziai a cercare un luogo sicuro. In mezzo a quell’ammasso di legna trovai una specie di piccolo torrente con dei grandi massi agli argini. Mi accucciai dietro uno di quelli e guardai la mia ferita. Non guariva da sola come le altre. Chissà quale potere aveva quel demone per non permettere ad un angelo di guarire. La ferita era profonda e perdeva molto sangue, così uscii da dietro al masso e sciacquai la mia ferita nell’acqua limpida e fresca del torrente. Una volta finito strappai un pezzo della mia maglietta e ne feci una benda per il braccio. Appena mi sentii sicura tornai a camminare tra i tronchi centenari. Dopo qualche infinito minuto trovai un’altro sentiero e iniziai a percorrerlo. Passo dopo passo notai come la rabbia verso me stessa fosse sparita, ma prima che potessi capire come fosse successo sentii delle ali sbattere vicino a me. Chi sarebbe stato ora? Kilian o altri mostri? Volteggiai su me stessa per capire quanti ne sarebbero arrivati, e rimasi scioccata dal sentire tante ali e presenze angeliche intorno a me. Che fossero venuti a prendermi per riportarmi a casa? Ma ovviamente l’inferno inganna, e non fu così. Quando quegli angeli atterrarono rabbrividì, era come trovarsi davanti a molteplici specchi. Quegli angeli erano me, in tutto e per tutto. Spaventata ma determinata riaccesi le fiamme del mio cuore e lottai contro ognuno di loro. Era incredibilmente difficile, poiché conoscevano tutte le mie mosse migliori. Cosa erano quelle cose e soprattutto cosa volevano da me? Schivai qualche pugno, mentre altri andarono a segno. Sputavo sangue, ma continuavo a lottare. D’un tratto tutto si fermò e i miei riflessi iniziarono a vacillare. La vista iniziò ad appannarsi e barcollai. Provai ad avvicinarmi ad uno di quei riflessi, ma misteriosamente sparirono avvolti da una nube di fumo nero. Cosa stava succedendo? Chi erano quegli esseri, e soprattutto perché si erano dissolti così nel nulla? La vista tornò lucida e riuscii a continuare il cammino in quel luogo dimenticato da Dio. Passo dopo passo iniziai a sentirmi terribilmente stanca. Mi guardai intorno in cerca di un luogo in cui nascondermi e riposare al sicuro. Nulla rientrava in quelle caratteristiche, ma il senso di stanchezza continuava a farsi sempre più forte e da lì a poco avrei perso conoscenza. Il lontananza vidi qualcosa brillare in mezzo all’oscurità e mi ci avvicinai. Era un piccolo laghetto. Era particolare e mi attirò a se. Come stregata iniziai a camminare verso l’acqua e passo dopo passo ci ritrovai immersa. L’acqua era tiepida e piacevole . Mi avvolgeva come il più sincero e tenero degli abbracci. Chiusi gli occhi e sprofondai nelle sue acque cristalline.

Quando riaprii gli occhi mi trovavo in un luogo candido e puro. L’inferno era svanito e una luce accecante risplendeva su di me. Ero forse tornata in paradiso? Era forse stato un sogno, quello vissuto fino a poco prima? Ma i miei quesiti vennero interrotti da dei passi provenienti alle mie spalle. Mi voltai di scatto e Damien era li. Corsi verso di lui e con le lacrime agli occhi lo abbracciai. Lo strinsi a me così forte che quasi gli levai il respiro. Mentre le lacrime cadevano giù dai miei occhi come una cascata iniziai a singhiozzare. Persino il respiro faceva fatica ad entrare nei polmoni. Lui si scostò, mi guardò negli occhi e mi baciò. Ero felicissima, avevo ritrovato l’amore della mia vita. Nulla avrebbe potuto rovinare quel ricordo. Le nostre labbra erano incollate le une alle altre e non accennavano a staccarsi. Ma poco dopo fui costretta ad abbandonare quel sogno. Si scostò e con la sua mano delicata asciugò le mie lacrime, mi portò i capelli dietro all’orecchio ed iniziò a parlare. Era da così tanto che non sentivo la sua dolce e tenera voce. Incantata dalla melodia che usciva dalla sua bocca non prestai giusta attenzione alle parole. Quando lui se ne accorse mi implorò di ascoltarlo attentamente perché non aveva più molto tempo. Quando gli chiesi perché, mi volse un sorriso colmo di tristezza e mi disse che il mietitore lo stava attendendo. Era rimasto lì, per aspettare il mio arrivo e vedermi un’ultima volta. Mi disse di fidarmi di Kilian, e che grazie a lui era sopravvissuto abbastanza da fare un patto con il suo mietitore. Mi spiegò anche che il demone in possesso del suo corpo era un angelo, ma a causa della sua condotta era stato cacciato come noi. Mi disse che avrei dovuto aiutarlo a ritrovare la sua luce interiore per tornare in paradiso, in modo che anche il suo corpo sarebbe potuto tornare. Scioccata dalle sue parole lo strinsi a me. Non volevo lasciarlo andare. Lui percepì il mio dolore e mi strinse forte. Mi guardò negli occhi e mi disse che mi amava e non mi avrebbe mai dimenticata, nulla avrebbe potuto cancellare quello che lui provava per me. Lo guardai e con le lacrime agli occhi ricambiai il suo amore. Gli chiesi cosa fosse successo dopo la sua scomparsa, ma percepii del disagio nascere in lui. Prima che potessi cambiare argomento lui mi disse che avrei potuto fare a Kilian tutte le domande che volevo, poiché aveva la sua memoria. Persino i sentimenti erano gli stessi. Si erano salvati a vicenda, accettandonsi. Le loro anime si erano fuse e nonostante Damien fosse morto, viveva comunque in Kilian. Sorrisi e mentre lo abbracciavo capii che era giunta l’ora. Mi guardò, accarezzó il mio viso e mi disse che mi amava. Mentre le nostre labbra si sfioravano, Damien si dissolse nel nulla ed io spalancai gli occhi. Tornai in superficie e uscii da quell’acqua cristallina. Aveva smesso di brillare ed era tornata alla normalità. Mi alzai, provai a strizzare via l’acqua dai vestiti e quando la mia mano si avvicinò alla tasca dei pantaloni sentì qualcosa al suo interno. Scavai e quando tirai fuori la mano, la collana di Damien era lì al suo interno. Un’ala nera, un simbolo di oscurità e forza. Con il gioello in mano, mi addentrai nuovamente nella foresta. Feci in modo che le mie ali illuminassero il cammino. Riuscii a ritrovare il giardino e vidi al suo interno Kilian. A passo deciso mi diressi da lui ed una volta arrivata lo abbracciai. Ero stata troppo impulsiva ed accecata dalla rabbia per capire come stesse anche lui. Non avevo chiari i miei sentimenti e soprattutto non ero pronta a fidarmi nuovamente. Ma la possibilità di poter combattere con me stessa mi aveva fatto capire che sarei dovuta procedere con cautela. Persino Kilian, un demone dell’inferno, poteva essere fragile. Dopo aver percorso la strada nel mio cuore avevo capito che nonostante tutto lui era una parte di me e di quel che restava del mio Damien. Avrei dovuto aiutarlo e imparare a conoscerlo per potermi affidare a lui in caso qualcosa fosse andato storto. Lo guardai negli occhi, e gli chiesi scusa. Lui mi accennò un sorriso e mi avvolse tra le sue forti braccia. Mentre eravamo abbracciati gli misi al collo la collana che avevo regalato a Damien. Lui mi guardò con aria interrogativa e mi limitai a dire che anche lui era parte del mio cuore. Arrossì e distolse lo sguardo dal mio. Sotto al suo petto sentii battere il cuore all’impazzata. Mi ero aperta varco nel suo cuore. Ora sarei riuscita a camminare nel sentiero che lo attraversava, imparando a conoscerlo e forse ad amarlo come avevo amato Damien.


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