The hand of darkness.


Dopo aver messo la collana attorno al suo collo sentii una sua mano sfiorami delicatamente il fianco. Arrivò dietro la schiena e mi spinse a se. I nostri occhi erano totalmente immersi gli uni negli altri. Ci scrutammo a lungo e per un attimo pensai che il tempo si fosse fermato. Ero stata totalmente rapita da quello sguardo magnetico con velature di tristezza. I nostri corpi erano vicinissimi e sentivo la sua pelle ardere di desiderio. Lo abbracciai forte, senza mai distogliere lo sguardo dal suo. Delicatamente la sua mano iniziò a seguire la mia schiena fino alla nuca. Un brivido percorse tutto il mio corpo e le guancie si tinsero del colore dei suoi occhi. Il suo tocco delicato mi ricordava molto quello di Damien, il che rendeva il tutto ancora più magico. Era come se non fosse mai morto. Kilian mi accarezzó la guancia e poi passo alle labbra. Quando mi sfiorò il labbro sussultai, era tutto così travolgente. D’istinto baciai i suoi polpastrelli e notai un pizzico di malizia farsi strada nel suo sguardo. Arrossì ancora di più e mi scostai da quella situazione. Lo avevo conosciuto da poco e mi aveva anche ferito, nonostante lo avessi perdonato, il mio cuore non era ancora pronto ad aprirsi del tutto a quel demone. Mi voltai imbarazzata e pentita per aver interrotto un qualcosa di così magico. Sentì una mano poggiarsi sulla spalla e quando mi voltai, al posto di Kilian c’era qualcos’altro. Indietreggiai spaventata e guardai quell’essere. Prima che potessi dire qualcosa la creatura parlò. La voce che ne uscì mi lasciò ancora più sconvolta. Era la voce di Kilian.

Avevo davanti a me una creatura che non avevo mai visto prima. Un’essere oscuro, alto e scarno. I capelli neri gli coprivano gli occhi. Quando alzò la testa per farsi vedere, notai la luce color sangue provenire da quegli occhi che poco prima mi avevano incantata. La pelle chiara, quasi trasparente, era avvolta da una camicia strappata color pece. Le ali alle sue spalle erano grigie scuro, quasi nere. Le sue mani avevano lunghi artigli al posto delle unghie. Da esse partiva la corruzione e macchiava la pelle di quella creatura. L’intero corpo era ricoperto da enormi cicatrici e salendo con lo sguardo notai la collana di Damien. Il petto candido e pieno di ferite faceva risaltare quell’amuleto. Sul mio viso si percepiva ancora lo shock, ma sarei dovuta tornare presto in me per evitare il peggio. Provai a nascondere la mia paura e la mia insicurezza nel trovarmi difronte a quell’essere, ma non ci riuscii. Senza che riuscissi a liberarmi il demone mi afferrò per il braccio e mi avvicinò a se. Ero terrorizzata e allo stesso tempo, però ero affascinata da quella oscurità. Le sue dita sfiorarono il mio viso e percepii la stessa sensazione provata precedentemente. Lo guardai negli occhi e gli chiesi cosa significasse tutto quello che stava accadendo. A quel punto la sua vera voce risuonò all’interno del nulla. Una voce profonda e calma iniziò a parlare. Ne fui subito rapita, un suono così calmo e sensuale era quello che ci voleva per farmi sciogliere i muscoli. Ascoltai quello che aveva da dirmi, magnetizzata dalla sua voce. Mi disse che se fosse stato pienamente sincero con me, mostrandomi ogni sfumatura del sue vero essere saremmo riusciti a comprenderci meglio. Saremmo stati più uniti e sincronizzati nella lotta. Una volta conosciuto alla perfezione mi sarei potuta fidare di lui, e anche io avrei dovuto fare lo stesso. Avrei dovuto permettergli di guardare nel mio cuore per conoscermi a fondo. L’idea mi spaventava molto, non avevo mai permesso a nessuno oltre Damien di entrare nel mio cuore così facilmente. Mentre attendeva un cenno di approvazione passai la mia mano tra i suoi capelli. Dopo un’attenta valutazione della situazione gli dissi che ci avrei pensato su e solo dopo gli avrei dato una risposta. Il suo sguardo si fece cupo ed iniziò a spaventarmi. La sua mano percorse la mia schiena fino ai fianchi e mi strinse a se. Eravamo ancora così vicini, ma questa volta qualcosa era diverso. Il suo corpo non ardeva, al contrario era freddo, tanto da sembrare morto. Appena allentò la presa mi allontanai da lui e sotto i miei occhi pensierosi cambiò nuovamente aspetto, tornando a quello che già conoscevo. A quel punto ero ancora più confusa, mi stavo fidando di un’anima oscura incastonata in un corpo angelico. Non dovevo farmi ingannare dall’aspetto che aveva. D’altronde quello era solo il corpo del mio Damien mutato per accogliere un demone infernale. Persa nei miei pensieri non mi resi conto che Kilian si stava preparando per spiccare il volo nell’oscurità. Prima che potesse sparire gli chiesi dove fosse diretto, ma al posto di rispondermi mi prese la mano e mi portò con sé. Poco dopo mi trovai nuovamente in una situazione confusionaria. Io e Kilian stavamo solcando i cieli dell’inferno mano nella mano. Quando lo guardai lui arrossì palesemente e continuò a scrutare nel buio. Mi chiesi cosa stesse cercando e in un batter d’occhio ebbi subito la risposta. Un gruppo di anime oscure stava lottando. Lui si precipitò, ma io esitai. Non me la sentivo, o meglio avrei preferito evitare. In quel momento avrei solo potuto causare guai. Senza che dicessi nulla lui capì e mi fece cenno di proseguire. Non esitai e continuai a solcare i cieli.

Qualche decina di minuti più tardi atterai su una vasta landa desolata. Non c’era nulla fuorché cenere. Iniziai a camminare fino a quando non ebbi una sensazione di pericolo. Mi voltai ma non c’era nessuno. Feci un respiro profondo e continuai a camminare. Mi sarei dovuta fidare di Kilian? Potevo contare su di lui? Mi avrebbe protetta? Ma soprattutto era sincero? Tutte queste domande mi assillavano e non riuscivo a venirne a capo. La sua parte oscura e demoniaca era ancora molto forte e forse lo sarebbe stata per sempre. Una parte di me sperava ancora che tutto fosse solo un brutto sogno e che al mio risveglio avrei trovato Damien sano e salvo. Ma l’unica certezza che avevo era quella che Kilian era diventato molto più forte di prima. D’altronde la sua vera forma trasudava fame e debolezza. Nonostante ciò restava comunque un demone, ed è risaputo che sono esseri subdoli e crudeli. Magari aveva architettato tutto affinché mi avvicinassi di più a lui. Forse avrebbe preso anche me ed il mio potere. Scossi la testa per cancellare questi pensieri, nella speranza che non si sarebbero dimostrati veri. Camminando notai una parte del suolo differente e curiosa mi avvicinai. Era come se sotto quel velo di polvere cenerea ci fosse qualcosa. Allungai la mano e non appena ne sfiorai la superficie, un liquido nero bagnó le punte delle mie dita. Avvicinai la mano al viso per capire cosa fosse. Improvvisamente all’interno di quella che sembrava una pozza di acqua sporca prese forma la foto che il fuoco aveva distrutto in quella camera. Noncurante della consapevolezza della fine di quella foto, infilai la mano all’interno della pozza per provare ad afferrarla. Presa dalla ricerca nell’acqua torbida, qualcosa afferrò il mio polso e provò a trascinarmi in acqua. Riuscii a resistere ed infine a liberarmi. Quando mi allontanai provai a pulire l’avambraccio, ma non riuscii nell’intento. Non importava cosa facessi, il nero che sporcava il mio candore non accennò a togliersi. Improvvisamente una morsa strinse il mio cuore. Caddi a terra dal dolore, faticando persino a respirare. Qualcosa stava cambiando. Guardai il braccio e la macchia iniziò a diffondersi nel corpo tramite il sangue. Qualsiasi cosa fosse quel liquido, stava attraversando tutto il mio essere. Il respiro iniziò a rallentare ed il cuore accelerò. Un improvviso senso di odio e rabbia attraversò il mio essere. In quel momento capì di essere stata ingannata. Avevo appena corrotto il mio corpo. Avrei voluto piangere, ma al posto delle lacrime un ghigno soddisfatto spuntó sul mio viso. Cosa stava succedendo? Se ero stata corrotta non sarei più potuta tornare al piano superiore. La corruzione non poteva essere lavata via. Mi alzai di scatto e tornai alla pozza, guardai il mio riflesso e rimasi scioccata. Uno dei miei occhi era totalmente nero avvolto dalle ramificazioni della corruzione. Ero stata marchiata da quel luogo. Provai disperata a rimuovere quel nero dalla mia pelle, ma non ci riuscì. Sconfitta mi guardai intorno e d’un tratto percepii qualcuno dietro di me. Mi voltai e vidi una sagoma oscura camminare verso di me. Provai ad indietreggiare, ma rimasi bloccata. Una mano ricoperta di nero mi accarezzó il viso. Le sue unghie lunghe ed appuntite sfiorarono i miei capelli. Ero spaventata, ma una parte di me non temeva quella figura. L’oscurità era lì difronte a me e la corruzione che scorreva nelle mie vene l’aveva riconosciuta. Prima che potessi dire qualcosa l’essere difronte a me parlò. Mi diede il benvenuto e mi rassicurò dicendomi che non mi aveva corrotta, ma aveva semplicemente portato alla luce la parte di me che più odiavo e temevo. Si dissolse e tornai a riprendere il controllo del mio corpo. Iniziai a correre sulla cenere fino a quando non spiccai il volo, sparendo nell’oblio delle tenebre. L’oscurità mi aveva sfiorata e ne ero rimasta abbagliata. Ora ero parte di quel luogo e sarei più riuscita a scappare. D’un tratto colpii qualcosa che stava volando sopra le nuvole ceneree. Senza preoccuparmi di cosa o chi fosse proseguii il volo. Ormai non importava più nulla. Sarei stata confinata lì per l’eternità, non importava chi ci fosse al mio fianco. Mi sarei trasformata in un demone. Era solo questione di tempo. Avrei perso la mia vera essenza per abbandonarmi all’oscurità. Da quel momento avrei dovuto imparare a convivere con la cosa che più odiavo, me stessa. E non sarebbe stato facile, soprattutto perché mi trovavo all’inferno. Il mio inferno.


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