Another fate.


Mentre i miei occhi si perdevano in quel riflesso imperfetto, sentí nel mio cuore qualcosa sparire. Una lacrima nera scese dal mio occhio e macchiò il candore del mio viso. Ora ero diventata una demone. L’angelo che c’era in me si stava piano piano spegnendo. Una volta sparito del tutto avrei perso anche quel minimo senso del della giustizia ed avrei sicuramente fatto del male a molte creature. Ma nonostante tutto lo avevo scelto, ero stata io ad accettare quella parte di me e farla mia. Non mi dispiaceva, d’altronde ero pur sempre me stessa. Più questi pensieri contrastanti mi martellavano la testa, più sentivo di star impazzendo. Mi buttai in acqua e restai al di sotto della sua soglia per permettere ai pensieri di fluire tranquillamente. Il mio potere si era risvegliato e giorno dopo giorno aumentava la sua potenza. Ma io chi ero veramente? Perchè avevo tutto quel potere? Nessuno aveva avuto mai la mia stessa forza. Anche se a volte capitava che nascesse un angelo con quell’elemento, non mi ero mai informata su come si fosse evoluta la sua forza. Tornai in superficie e feci un profondo respiro. Decisi di incontrare Kilian, nella speranza di non scontrarmi nuovamente. Lui sicuramente avrebbe saputo darmi delle risposte. Uscì dall’acqua torbida e lo andai a cercare in quell’infinita sofferenza.

Non fu facile trovarlo, ma dopo vari tentativi lo trovai. Prima che potessi aprire bocca mi trovai spalle al muro con un coltello alla gola. Mi dissolsi ed apparsi dietro di lui spingendolo contro il muro. Lo disarmai e mi misi difronte a lui. Gli dissi che volevo solo parlargli, ma non accennò a capire e mi attaccò. Schivai i suoi colpi senza mai attaccare, e dopo qualche tentativo di trafiggermi capì finalmente che ero li solo per conoscere la verità. Si sedette ed io feci lo stesso. I suoi occhi ghiaccio mi stavano scrutando, in cerca forse della menzogna. Ma non c’era nessun doppio fine. Volevo solo sapere di più degli angeli che nascevano con il mio potere ed elemento. Gli porsi la domanda ed un velo di rabbia misto a tristezza gli sì paró davanti. Io restai in silenzio ed ascoltai quello che aveva da dirmi. Iniziò a parlare e quella voce mi riscaldò il cuore, era pur sempre il corpo del mio amato Damien. Ma scrollai via il pensiero per concentrarmi su quello che aveva da dirmi. Mi disse che in origine nessun angelo aveva quel potere. Il fuoco era simbolo dell’inferno e doveva rimanere tale, ma a causa di un tradimento arrivò al piano superiore. Così tutti i bambini che nascevano con quel potere, se troppo forti venivano giustiziati e fatti sparire. Al contrario chi era in grado di nasconderlo o controllarlo veniva usato dal paradiso fino a quando diventava ingestibile. Successivamente coloro che risultavano non gestibili, venivano lanciati giù dal paradiso e spediti dritti all’inferno, dove non sopravvivevano più di qualche decennio. A quel punto gli chiesi di più sul tradimento e di come il fuoco fosse giunto fino al paradiso. E con voce bassa mi raccontò tutto. Si raccontava che una angelo si fosse innamorato di un demone dando luce così ad un essere metà angelo e metà demone. Dopo la nascita di quella creature molti altri angeli fecero lo stesso dando luce a piccoli mostri indefiniti. Il paradiso a quel punto iniziò ad uccidere entrambi i genitori delle creature, rendendole orfane. Così gli veniva raccontato che dei demoni avevamo ucciso i propri familiari. Queste creature mostravano allora il proprio potere e venivano sfruttate a piacimento del paradiso per uccidere demoni, fino a quando non venivano uccisi. A quelle parole si accostò una sensazione di odio e rabbia. Sentì il mio sangue ribollire, ma la voce di Kilian mi riportò in me. Mi disse che se lui aveva aiutato Damien era appositamente per proteggermi dato che ero la più forte marchiata con quel potere. Lo guardai confusa e lui si spiegò. Mia madre era stata l’amante del principe degli inferi ed io ne ero la progenie. Il potere che avevo era dovuto alla loro unione. Mi disse inoltre che il desiderio di mio madre era che ponessi fine alla carneficina che ogni volta si consumava. Delle lacrime nere come la pece iniziarono a cadere ininterrottamente e una sensazione di impotenza prese il possesso del mio corpo. Mi alzai di scatto e mi allontanai da Kilian, ma lui mi prese la mano. Avrei voluto dissolvermi, ma non lo feci.

Mi tirò a sé e mi spinse contro il muro. I suoi occhi erano fissi nei miei e sentì le guancia farsi rosse. La parte angelica di me non si era ancora dissolta del tutto. Con una mano mi alzò il viso per guardarlo meglio. Con una voce calma e rassicurante mi disse di non preoccuparmi. Lo guardai dubbiosa ma quello che disse dopo mi fece ragionare. Le sue parole risuonavano nel vuoto e la mia mente era totalmente rapita da lui. Mi sussurrò che il mio destino sarebbe stato diverso, lo stavo scegliendo da sola. Avrei potuto avere anche lui al mio fianco se solo la parte angelica di me avesse resistito abbastanza a lungo. Lo guardai e gli chiesi come avrebbe potuto sopravvivere. La risposta fu semplice, avrei dovuto volerlo io. Si stava dissolvendo perché io non credevo più in lei, ma se lo avessi fatto sarei diventata la me stessa che anche mia madre avrebbe voluto. La speranza che prima si stava dissolvendo tornò a brillare nel mio cuore. Lo guardai ed un sorriso mi solcò il viso. Kilian ricambiò in modo differente. Mi spostó una ciocca di capelli dietro l’orecchio e mi accarezzó la guancia. Avvicinò il suo viso al mio e mentre le fronti si sfioravano mi baciò. Tentennai per una attimo, ma poi ricambiai. Il destino era il mio, la vita era la mia, e me la sarei costruita da sola. Avvolsi le braccia attorno al suo collo e avvicinai il mio corpo al suo. Le sue mani scesero dalla schiena ai fianchi accarezzandone la pelle. Quando mi staccai lo guardai intensamente e lui mi disse che mi amava. Lo aveva fatto dal primo momento in cui mi aveva vista. Dentro di lui era nato un sentimento che non poteva più negare. Mi prese in braccio e continuò a baciarmi. I nostri corpi iniziarono a riconoscersi a vicenda. Il calore del suo riscaldava il mio. Con me tra le braccia ci dirigemmo verso la camera che avevo distrutto. Entrati notai che era tutto in ordine. Lo guardai ed imbarazzata gli chiesi scusa per quello che avevo fatto. Non accennò a rispondermi e mi sdraiò sul letto. Mi guardò e mi baciò appassionatamente. Con uno schiocco di dita accesi il piccolo camino in modo da poter vedere quella meraviglia di angelo che avevo con me. Mi sorrise e mi abbracciò forte a se. Il momento si fece più inteso quando guardandomi negli occhi mi chiese di diventare sue. Tra le mani aveva un ciondolo come quello di Damien, ma con l’ala intagliata nel quarzo bianco. Lo guardai e senza esitare gli risposi di si. Anche io lo amavo, nonostante i suoi modi. Lui mi aveva salvata tantissime volte e ricambiare quell’amore mi sembrava il minimo che potessi fare. Mi mise la collana e ci stringemmo l’uno a l’altra. Avevo scelto la mia strada e nessuno avrebbe mai potuto cambiarla. Quella ero io ed avevo accettato il mio destino. Ora avrei solo dovuto riportare tutto all’ordine, combattendo fianco a fianco con Kilian.


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