The view from Hell.


Ora avevo deciso chi essere. La scelta presa non era stata semplice, ma mi avrebbe permesso di vivere, o meglio sopravvivere. Mi ero nuovamente fidata di qualcuno che non voleva altro che il mio potere. Ero furiosa, arrabbiata e delusa da me stessa per essere stata così sciocca da credere che a qualcuno importasse di me. Da quel momento in poi avrei camminato sola e probabilmente lo avrei fatto per sempre. Mi sarei dovuta preoccupare solo di me stessa e di nessun altro. Non sarei più caduta nel tranello dell’amore e della fiducia, soprattutto in un luogo ricoperto di menzogne come l’inferno. Avrei dimostrato a me stessa chi fossi realmente.

Camminavo sola e al buio di quel luogo tetro, quando iniziai a percepire il dolore delle anime gettate tra le fiamme. Le gambe tremarono e per poco non caddi a terra. Le loro urla risuonavano nella mia testa come martelli e non mi lasciavano pensare lucidamente. Passo dopo passo anche il respiro iniziò a farsi pesante. Da quando avevo deciso di lasciare andare per sempre la mia parte angelica, tutta la sofferenza e il rancore dell’inferno erano entrati nel mio cuore. Ogni piccolo urlo e lacrima di quelle anime destinate alla dannazione, mi trafiggeva come un pugnale. E così dopo qualche metro barcollando caddi a terra. Nonostante fossi molto forte, la mia anima ancora non riusciva a sopportare tutta quella sofferenza e se ne faceva carico. Dopo tutto non riuscivo ancora a non dispiacermi di ciò che era accaduto, anche se mi aveva tradita sentivo di provare ancora qualcosa per lui. Scacciai via quel pensiero cercando di rialzarmi. Una volta in piedi vidi alcuni demoni avvicinarsi a me. Percepivo la loro forza ma non era indirizzata a volermi fare del male. Nonostante fossero bestie dell’inferno non mi avrebbero fatto nulla. Una volta davanti a me mi chiesero di seguirli. Li guardai diffidente e mi rifiutai di procedere, ma loro mi convinsero subito dicendomi che mio padre mi stava aspettando. Era da tanto che lui attendeva questo giorno. Lui sapeva che sarei giunta, quindi sapeva anche tutto quello che avevo passato e cosa era successo. Seguì curiosa quei demoni attraversò l’oscurità. Dopo qualche ora giungemmo davanti ad un precipizio e ci si buttarono. Mi avvicinai mal bordo titubante, ma alla fine mi gettai nel vuoto. A mezz’aria percepì le loro presenze e spalancai le ali incandescenti illuminando ciò che mi circondava. Mi guardai intorno e rimasi a bocca aperta. Tra le nubi ceneree sorgeva un immenso castello stile gotico totalmente ricoperto di fuoco e sangue. Un brivido percorse tutta la schiena ed un brutto presentimento si fece largo nel mio cuore, riuscendo per un attimo a scacciare il dolore delle anime circostanti. Atterrammo all’inizio di una strada incorniciata da rovi di rose colore sangue. Camminammo a lungo prima di giungere all’entrata del sontuoso castello in cui, a loro detta, ci sarebbe stato il mio vero padre. I demoni mi fecero cenno di entrare e senza pensarci due volte spalancai il portone, che una volta entrata si chiuse alle mie spalle. Dentro era tutto buio e non si riusciva a vedere nulla. Così senza pensarci due volte alzai al cielo la mano e creai della palline di fuoco per illuminare tutto quello che potevo. Una volta che l’atrio divenne abbastanza luminoso, mi guardai intorno per cercare qualcosa di strano o misterioso. Ma la mia ricerca fu interrotta dalla presenza maestosa di una creatura tanto potente che avrebbe fatto paura persino ai migliori angeli del paradiso. Voltai la testa verso quella presenza e non appena fu abbastanza vicino vidi un volto famigliare sorridente. Non appena capì chi fosse feci qualche passo indietro, ma una voce profonda e dolce riecheggiò nell’aria facendomi bloccare. Guardandomi mi disse che era felicissimo di conoscere l’angelo caduto dal cielo che portava il suo sangue. Mi scrutò per bene e quando capì che avevo abbandonato la parte pura fu un po’ sorpreso e mi chiese il perché di quel gesto. Feci un respiro profondo e gli risposi che era stato solo per sopravvivere. Fece una risatina e si avvicinò ancora di più a me. Era alto e muscoloso. I capelli erano argentei e la pelle chiara come la mia. Gli occhi erano neri con qualche velatura di fuoco e le sue ali riflettevano la luce della notte. Mi somigliava molto, e dovevo ammettere a me stessa che era affascinante per essere il sovrano di quell’inferno. D’istinto lo abbracciai, e scoppiai a piangere tra le sue braccia. Anche se non ero certa di portarmi fidare di lui, era l’unico in quel momento che avrebbe potuto darmi una ragione per sopravvivere ed una spalla su cui piangere. Mi accarezzó i capelli e mi rassicurò dicendo che mi avrebbe protetta da tutti coloro che avrebbero voluto farmi del male. Tra quelle braccia mi sentivo al sicuro e comunque era sangue del mio sangue, quindi non avrei potuto ferirlo. In quell’attimo la brutta sensazione che avevo passò e lasciò spazio ad una voglia irrefrenabile di dominare quel luogo di dolore e sofferenza. Mi staccai da lui e lo guardai. I nostri occhi brillavano di ardore e di felicità per esserci ritrovati dopo tanto tempo. Mi prese per mano e mi mostrò tutto il castello. Dopo ore interminabili passate a camminare nei meandri di quel piccolo mondo, mi mostrò la mia camera e mi disse di riposare. Gli sorrisi e lo ringraziai per l’ospitalità. Chiusi la porta dietro di lui e mi diressi verso la finestra. Una volta spalancata un aria putida e colma di sofferenza entrò nei miei polmoni. Sgranai lo sguardo e ciò che vidi fu qualcosa di orrendo e meraviglioso allo stesso tempo.

La luna rossa, nel cielo tetro dell’inferno, illuminava milioni di anime costrette alla dannazione eterna. Ogni singolo essere presente su quella landa infinita era lì davanti ai miei occhi. Le urla spezzavano il silenzio che fino a qualche giorno prima aveva avvolto il mio cuore. La disperazione incorniciava i visi sofferenti di anime putrefatte. L’odore di sangue si mescolava alla brezza calda che veniva dal fuoco perpetuo della tortura. Odio e dolore si mescolavano creando sinfonie tanto spietate quanto piacevoli. Attorno a ciò che restava delle persone, dei piccoli gruppi di ombre si divertivano come bambini. Giocavano tra loro e infliggevano pene dolorose alle anime che avevano in custodia per l’eternità. La vista di quell’orrore mi fece capire il perché avevo scelto quella strada. Dopo tanti tradimenti da persone che ritenevo tenessero a me, avevo smesso di provare emozioni. Il mio cuore era andato in frantumi lasciando un piccolo spazio vuoto all’interno della gabbia toracica. Non ero altro che un’essere senza anima e pietà. Senza rendermene conto mi ero trasformata in ciò che avevo odiato sin dall’alba della mia nascita. Avevo nascosto e controllato quella parte di me tanto a lungo da non rendermi conto che piano piano si stava espandendo. L’atto che mi aveva portata a cadere dal paradiso era stato un atto di puro egoismo, dettato dalla passione che mi aveva trascinato in quell’amore folle. Alla fine del mio percorso avevo deciso di affacciarmi alla finestra dell’inferno. La strada che avevo deciso di percorrere sarebbe stata ricca di dolore, sofferenza, odio e fuoco. La vista che avevo dalla mia camera mi fece capire chi fossi realmente, ed ancora una volta ritrovai conferma nel destino che avevo scelto per me. La vista del dolore e dal sangue non mi turbarono, ma non appena chiusi la finestra e tornai in camera, qualcos’altro turbò il mio essere. Una foto sul comodino attirò la mia attenzione e mi ci diressi subito. Nella foto c’era mio padre, una donna che supposi fosse mia madre ed un ragazzino alto e magro con i capelli scuri come la pece. Presi la foto e la infilai in tasca. Non appena avessi avuto l’occasione, avrei chiesto a mio padre di quelle due persone. E mentre riflettevo mi sdraiai sul letto. Era estremamente comodo e caldo. Mi lasciai trasportare da quella morbidezza e poco dopo calai in un sonno profondissimo. La stanchezza aveva preso il sopravvento ed una nuova parte della mia vita iniziava a nascere.


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