Reflection of death.


Respiri lenti e profondi. Più inalo aria, più mi rendo conto di non averne abbastanza. L’ossigeno che dovrebbe farmi sentire meglio non riesce ad essere assorbito dai polmoni. Con il rallentare del respiro, i battiti aumentano. Sto forse per morire? Percepisco le pulsazioni del sangue andare a ritmo con l’ansia che pervade ogni mia singola particella. La pressione aumenta, ed una gran male alla testa mi martella il cranio. Mi porto le mani alle tempie e premo su di esse nella speranza che tutto finisca presto. Non riesco neanche ad aprire gli occhi. Ho paura, so che non dovrei averne, ma il pensiero che tutto potrebbe finire per sempre mi fa rabbrividire. D’un tratto il battito inizia a rallentare. Sento il mio corpo sempre più pesante, provo a muovermi ma non ci riesco. I respiri si fanno sempre meno profondi. Poco a poco, persino i miei polmoni rifiutano quel poco d’aria che riuscivano a rubare. All’improvviso gli occhi si spalancarono e vidi me stessa sdraiata in un letto. Stavo dormendo, ma non ero tranquilla. Ero come paralizzata dal terrore. Non era niente di buono. Mi avvicinai e non appena fui a poca distanza dal mio stesso viso gli occhi si aprirono di scatto. Uno sguardo terrorizzato iniettato di sangue. Le labbra iniziarono a farsi violacee ed il volto divenne più chiaro di quanto già non fosse. Provai a sfiorare il mio stesso corpo ma non riuscii a farlo. Era come se fossi un fantasma che guardava il suo corpo morente. Un brivido ed una sensazione di morte imminente avvolsero il mio fantasma per un’istante. Finita quell’orrida sensazione percepì un freddo glaciale provenire dall’esterno della mia camera. Mi voltai e guardai la porta spalancata. Mi diressi verso di essa per capire da dove provenisse quel gelo. Giunta sull’uscio una strana sagoma apparve sfuocata davanti a me. Non feci in tempo a capire chi fosse. Una strana luce mi avvolse e riaprí gli occhi.

Mi tirai su di scatto. Ero in un bagno di sudore. Guardai la finestra e fuori c’era la luce. Era mattina, ed il cinguettio degli uccellini mi fece capire che era finita. L’incubo che avevo vissuto quella notte era finalmente terminato. Presi fiato ed appoggiai la schiena alla testata del letto. Mi passai le mani tra i capelli, dalla radice alle punte, accarezzandoli dolcemente. Dopo essermi calmata mi alzai, preparai i vestiti puliti e mi diressi in bagno. Aprì l’acqua e riempì la vasca da bagno. Quando fu abbastanza piena mi ci immersi. L’acqua tiepida riusciva, accarezzando la mia pelle, a farmi sorridere. Una sensazione di calma e relax mi avvolsero, rendendomi tranquilla e spensierata. Una volta finito uscì dalla vasca, avvolsi un asciugamano attorno al mio corpo ed iniziai a pettinare i capelli. Erano abbastanza lunghi ed intrisi di nodi. Il pettine faceva fatica ad arrivare alle punte, ed ogni volta che si bloccava tiravo piú forte per far si che il nodo si sciogliesse. Finito di districare la chioma mi asciugai e mi vestí. Una volta terminati i preparativi mi diressi in camera. Su una delle pareti della stessa, c’era uno specchio abbastanza grande da riuscire a riflettermi. Mi diressi li davanti, ed il mio riflesso apparve incorniciato da un intaglio in stile gotico. Iniziai a guardarmi e mi sistemai un paio di volte la maglia. Nonostante provassi a vestirmi decentemente, nonostante mi truccassi e mi sistemassi i capelli, il mio riflesso non riusciva a risultare bello. Il viso magro e pallido, le borse sotto gli occhi, le labbra secche. Le braccia e le gambe magre, quasi scheletriche. Nonostante provassi a sorridere, i miei occhi riflettevano il dolore che provavo dentro. Una lascrima solcò il mio viso e di scatto diedi le spalle allo specchio. Ero orrenda, e lo sarei stata sempre. Mi asciugai le lacrime e tornai a specchiarmi. Il riflesso appariva più offuscato per via delle lacrime. Mi avvicinai ad esso e ne accarezzai il viso. Una sensazione apparente di calma mi avvolse e tornai a fare finta di sorridere. D’improvviso notai qualcuno o meglio qualcosa dietro di me. Mi voltai di scatto ma non c’era nessuno. La cosa strana era che nello specchio c’era il suo riflesso. Curiosa e spaventata mi avvicinai ad esso e provai a capire di chi si trattasse. Subito non capì, e fui colta di sorpresa quando la mano di quell’essere si appoggiò alla mia spalla. Quasi in segno di solidarietà, la sua mano massaggiava delicatamente la mia spalla. Una figura alta ed incappucciata si formò alle mie spalle. Mi voltai nuovamente per capire se fosse realtà o solo un sogno. Ma non appena ritornai al mio riflesso quella sagoma era sparita. Senza pensarci troppo, credetti che fosse stata solo la mia immaginazione e tornai a quel riflesso scheletrico ed orrido che mi rappresentava. Mentre mi legavo i capelli in una coda alta notai che sulla mia spalle c’era un segno. Abbassai la maglia e al di sotto vidi una macchia nera che aveva la stessa forma della mano che pochi attimi prima si era poggiata su di me. Provai a pulire il segno, ma era come impresso. Un velo di terrore offuscò il mio pensiero e spaventata mi allontanai dallo specchio. D’un tratto quella sagoma si ripropose all’interno del vetro. Mi guardava e mi indicava. Gli chiesi chi fosse, ma non ottenni risposta se non un dito puntato contro. Prima di dissolversi mi disse solo che io sarei la stata la prossima. A quelle parole il panico pervase il mio essere, iniziai a tremare ed infine le gambe cedettero facendomi cadere a terra. Non capii cosa stava succedendo, così finí di preparati ed uscì di casa. Attraversato l’uscio della porta, un’aria fredda mi accarezzó il viso. Feci un respiro profondo ed andai a fare una passeggiata. Camminai per ore, ma quello che era successo continuava a tornarmi in mente. Nonostante provassi a pensare ad altro, quella figura era l’unica cosa che mi appariva davanti agli occhi ogni volta che sbattevo le palpebre. D’improvviso tutto si fermò e ciò che accade dopo fu ancora più terrificante.

Camminando lungo una strada, tutto si bloccò. Mi guardai intorno e sembrava che il mondo avesse smesso per un attimo di muoversi. Io ero l’unica capace di muovermi. Mi avvicinai curiosa ad un uomo che stava vivendo come me quella situazione. Non appena mi guardò, il terrore invase il suo sguardo. Mi implorò di non ucciderlo e scappo via da me. Non appena attraversò la strada il tempo riprese a scorrere ed una macchina lo investì, lasciandolo esanime a terra. Chiamai subito i paramedici, ma per quell’uomo non ci fu nulla da fare. Mi chiesero cosa fosse successo, ma fui capace di dirgli solo che lo avevo visto correre in mezzo la strada e lanciarsi sotto un auto in corsa. Ero scioccata e terrorizzata da quello che era appena successo. Così corsi subito a casa. Dopo aver salito le scale mi chiusi in camera mia. Andai in bagno e mi sciacquai il viso. Cosa era successo? Perchè quell’uomo si era ucciso? E soprattutto perché era scappato da me? Una serie infinita di domande iniziarono a nascere, ma le risposte non arrivarono. Tornai allo specchio nella speranza di riuscire a capire cosa fosse successo. Guardai quella specie di marchio sulla spalla ed una voce risuonò nella mia testa. Come un eco rimbalzó nella stanza facendomi svenire. “Tu sei il riflesso della morte.”- disse una voce profonda. Non vidi nessuno e poco dopo la vista si appannó facendomi perdere i sensi. Caddi a terra davanti allo specchio. A quel punto percepì qualcuno guardarmi, ma non riuscì ad aprire gli occhi e tutto si fece buio.


¹

4 risposte a "Reflection of death."

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  1. capitano anche a me strani incubi, potrei scriverne libri anch’io, ma preferisco concentrarmi sulla bellezza dei viaggi, della natura, della vita, quella che mi regala un sorriso ogni volta che sorge il sole….
    Comunque scrivi benissimo! 😉
    Buona giornata, un caro abbraccio…

    Piace a 1 persona

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