How a heart breaks.


Ormai avevo perso ció che restava del mio essere dolce e innocente. Difronte a quello specchio non restava altro che un riflesso privo di emozioni. Niente amore, niente dolcezza. Ero ormai rimasta sola, priva di tutto quello che mi rendeva umana. Più provavo a guardare dentro la mia anima, più il vuoto e l’inesistenza di emozioni si palesava a me. Provai a piangere, ma nessuna lacrima solcò il mio viso. Mi ero trasformata nel mostro che le persone intorno a me credevano che fossi. Ormai ero diventata ciò che tutti temevano, non che mi dispiacesse, ma di certo sarebbe potuto essere meglio di quello che ero. Il mio cuore si era rotto. Frantumato in mille pezzi. Percepivo ciò sotto il petto, frammenti di emozioni che non avrei mai più rivissuto. Ero un involucro senza anima e senza la possibilità di provare nulla di umano. In un certo senso ero diventata ciò che avrei sempre voluto essere. Me stessa.

Distolsi lo sguardo dallo specchio ed iniziai a prepararmi, mi lavai e mi vestii. Aprendo la porta della camera mi resi conto della mancanza del mio riflesso all’interno dello specchio. Mi avvicinai incuriosita, accarezzai la sottile lamina di vetro. Per un attimo percepii qualcosa vibrare sotto le mie piccole e fragili dita. Provai a battere dei piccoli colpi su di esso, magari nella speranza di rivedere colui che mi aveva resa finalmente vuota. Nonostante il tentativo, non accadde nulla. Così incurante della piccola stranezza mi diressi verso la porta e la chiusi alle mie spalle. Mentre il mio corpo si dirigeva verso l’uscio della porta un insolito brivido mi percorse la schiena. Mi voltai curiosa, ma non vidi nulla di strano. Uscii di casa stranamente tranquilla, non avrei mai creduto che anche un cuore non pulsante di vita si potesse spezzare.

Iniziai a camminare in un viale pieno di alberi. È autunno e le foglie cadono. Un filo sottile di vento accarezza dolcemente il mio viso. Sorrido, senza provare nulla di eccitante. Alzo gli occhi al cielo e guardo le foglie prive di linfa vitale cadere a terra. Volteggiano nell’aria e dopo una danza fatale si poggiano sul suolo. Passerà molto tempo prima che possano tornare alla terra. E così, secche e prive di bellezza vengono calpestate, raccolte e buttate. È triste pensare che una piccola e splendida parte di albero, verde e sgargiante, piena di vita ed energia, alla fine venga trattata così. Durante il periodo più caldo dell’anno sono la salvezza di qualsiasi essere vivente. La loro ombra protegge quasi come le braccia di una madre avvolte attorno al proprio bambino. Una volata insolitamente forte mi fece ripiombare nel mondo reale. Guardai la strada e mi resi conto che c’era qualcosa di diverso. Persa tra i miei pensieri, non mi ero accorta del cambio improvviso di clima e luce. Era come se fossi piombata in un altro mondo. Mi guardai intorno e nonostante fosse identico a prima, mancava qualcosa. Iniziai ad aumentare il passo e data la tempesta che incombeva sulla città mi riparai sotto un albero stranamente vigoroso. Era autunno, ma era totalmente in fiore. Le sue foglie erano di un verde scuro tendente al nero, i suoi fiori bianchi e candidi come le nuvole. Non avevo mai notato quell’albero nonostante passeggiassi spesso da quelle parti. Una volta giunta sotto la sua robusta protezione mi sedetti su una radice ed iniziai a scrutare tutto ciò che mi circondava. La cosa più strana fu che non vidi nessuno. Pochi istanti prima il viale sulla quale passeggiavo era pieno di persone, ma ora non vi era più nessuna anima. D’un tratto sentii dei passi provenire in lontananza. Provai ad alzarmi ma feci molta fatica. Era come se all’improvviso tutte le mie forze fossero state risucchiate via. Tentai nuovamente ad alzarmi, e quando pensai di esserci riuscita, caddi a terra. Le mie gambe avevano ceduto senza particolare motivo. Sentii una mano poggiarsi sulla mia spalla, e senza nemmeno alzare lo sguardo chiesi a quell’entitá cosa stesse succedendo. Lui, con tono sarcastico, mi disse che quello non era un modo per salutare. Sorrisi e lo salutai. Staccò la sua mano dalla mia spalla ed improvvisamente riacquistai tutte le energie che avevo. Sgranai gli occhi e gli chiesi cosa significasse ciò. Mi prese per mano e mi disse di non preoccuparmi. Iniziammo così a camminare mano nella mano. Durante il tragitto gli feci molte domande, ma non accennò a volermi rispondere. Così dopo inutili tentativi decisi che era meglio tacere e scrutare tutto quello che accadeva. Passata una lunga mezz’ora di silenzio ci fermammo. Davanti a noi c’era no due anziani seduti su una panchina vicino ad un parco che conoscevo molto bene. Guardai il demone e gli chiesi cosa ci facessero li due anziani e se ci potessero vedere. Lui mi rispose che non potevano farlo, ma solo quando c’era lui. Se io mi fossi recata da sola nel mondo normale avrei ottenuto la stessa reazione di quell’uomo che si era suicidato. Perplessa gli chiesi che cosa volesse dire, gli chiesi spiegazioni e lui mi disse solo di guardare. Lasciò la presa sulla mia mano e si avvicinò al signore anziano. Con un piccolo tocco delicato fece fuoriuscire una luce bianca molto forte. Mi tese la mano e mi disse di tenerla fino a quando non fossimo tornati nel mondo reale. Accettai ancora dubbiosa, ma d’altronde non sarebbe mai stato nulla di così difficile. Mi riprese la mano e mi riportò sotto l’albero. Prima di svanire nel nulla mi disse di tornare nell’esatto posto dove avevamo incontrato quella coppia anziana. Gli chiesi il motivo e mi spiegò solo che una volta arrivata li avrei dovuto lasciare quello che lui aveva preso da quell’anziano signore. Annuì e gli feci promettere di spiegarmi cosa fosse successo una volta tornata a casa. Annuì anche lui e in un batter d’occhio ero tornata nel mondo reale. Iniziai a camminare in modo svelto e mi recai alla panchina vicino al parco. Una volta arrivata li mi resi conto di che cosa terribile aveva fatto. Il signore aveva appena avuto un infarto e non c’era stato nulla che i paramedici avessero potuto fare. Era morto. In quell’istante capii cosa fosse successo e che quella tra le mie mani era l’anima dell’anziano. Guardai la signora e le chiesi scusa, lasciai andare quella specie di bolla bianca e luminosa nel cielo. Mi voltai e corsi a casa. Mentre, passo dopo passo, acquistavo velocità mi resi conto dello sguardo delle persone su di me. Addirittura alcuni urlavano, quasi come avessero visto un fantasma. Alzai il cappuccio della felpa, coprii il viso più che riuscivo e continuai a correre recandomi a casa. Arrivata andai subito in camera e iniziai a picchiettare sullo specchio. Una volta materializzata l’ombra gli chiesi spiegazioni. E senza esitazione rispose a tutte le mie domande. Lui era una specie di mietitore ed ora ero la sua ombra. Il che stava a significare che al di fuori di lui tutti mi percepivano come una specie di mostro. Il mio compito sarebbe stato quello di custodire la nime delle persone fino al mio ritorno nel mondo reale. Una volta li avrei dovuto lasciarle andare nell’esatto posto dove erano state prese. Mi spiegò che le anime non vanno tutte in cielo come quella di giorno corrente. Ma per farmi allenare alla loro forza e non farmele scappare, avremmo iniziato da quelle più “leggere” e “pulite”. Sgranai gli occhi e nonostante mi fosse stata tolta la possibilità di provare emozioni, in quello momento sentii il mio cuore andare in frantumi. Volevo solo smettere di provare emozioni, non distruggere la vita altrui. Nonostante fosse un percorso inevitabile, non volevo farlo. Non volevo essere io testimone e causa della sofferenza altrui. Mi voltai e gli chiesi di andarsene. Mi appoggiò la mano sulla spalla e mi sussusró poche glaciali parole. “Ormai tu sei mia.”


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2 risposte a "How a heart breaks."

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