The weight of the soul.


Mi lanciai sul letto. Avvolsi le coperte attorno al mio corpo e le strinsi più che potevo, quasi come se volessi un abbraccio. Mi era stato promesso che non avrei più provato nulla, ma non era stato così. Dal momento in cui quel vapore luminescente aveva sfiorato la mia pelle, qualcosa era cambiato. Non ero triste ne arrabbiata, non sentivo dolore al cuore. L’unica cosa che in quel momento mi turbava era la pesantezza che sentivo nel petto. Mi girai con la testa rivolta al soffitto e scrutai il buio della stanza. In quel momento sentivo un peso esorbitante schiacciare il mio stomaco. Era come se un masso fosse stato appoggiato li sulla mia pancia. Feci respiri profondi e provai a liberare la mente, ma l’unica cosa a cui riuscivo a pensare era il viso solcato da lacrime di dolore che incorniciavano le emozioni confuse di chi ha appena perso l’amore della sua vita. Scrollai la testa, nella speranza che bastasse a cancellare quel ricordo, ma ovviamente non fu così. Così decisi di alzarmi ed andare a sciaquarmi il viso. Una volta davanti a tutta quell’acqua sentii un’emozione familiare tornare a galla dal vuoto. Una lacrima solcó il mio piccolo viso. Il pallore dalla mia pelle la rendeva ancora più bella e luminosa. In quell’istante l’entità apparve nello pecchio del bagno e mi asciugò la lacrima. Lo guardai e gli chiesi di lasciarmi stare, ma non accennò a voler sparire. Mi guardò intensamente negli occhi e mi disse che la parte peggiore di quel lavoro doveva ancora arrivare. Mi rassicurò, sussurrandomi che da quel momento in poi non mi avrebbe mai più trattata male e che mi avrebbe dato tutte le risposte che cercavo. Data la sua disponibilità gli chiesi il motivo per il quale mi sentivo così. Mi sorrise e accarezzandomi il viso esordì con una frase che mi lasció sorpresa e che, in un certo senso, mi rese felice. ” Tu sei più forte di quello che pensi e soprattutto più di quanto io abbia mai visto in millenni.”

In un battito di ciglia scomparve. L’unica cosa che restava di quel meraviglioso incontro fu il ricordo della sua mano fredda e ruvida sulla mia guancia. Sorrisi, mi lavai il viso e mi preparai per andare a dormire. Era stata una giornata molto strana e particolarmente confusa. Mentre mi dirigevo verso il letto, un dubbio si fece strada nei miei pensieri. Cosa voleva dire con “la parte peggiore deve ancora arrivare”? Senza una risposta, nonostante i vari tentativi di comprendere quella frase, mi sdraiai e iniziai nuovamente a scrutare il vuoto. Poco prima di perdere i sensi e cadere nell’abisso dei sogni, una strana luce attirò la mia attenzione. Ma non feci in tempo a muovermi per vedere cosa fosse. Alla velocità della luce si dissolse nel mio petto, all’altezza del cuore e tutto diventò buio.

Un’insolita brezza accarezza il mio viso. È fresca e pulita, quasi come fosse aria incontaminata. Mi godo la sensazione di pace prima di riaprire gli occhi. Faccio un paio di respiri profondi e dentro di me cresce la consapevolezza che quella che avrei vissuto da lì a poco sarebbe stata la “parte più difficile” di cui il demone mi aveva parlato. Aperti gli occhi mi resi conto di essere sdraiata in un campo di grano in aperta campagna. Il sole era appena nato dall’orizzonte. Mi alzai e notai subito di non essere sola. Alla mia destra c’era una coppia di ragazzi giovani, intorno ai vent’anni. Erano distesi nel campo e stavano dormendo l’uno abbracciato all’altro. Lei bionda, con un vestito rosa chiaro a fiori che le copriva il corpo fino a poco sotto le ginocchia. Lui castrato, molto alto e vestito come un comune ragazzo di campagna. La teneva stretta tra le sue braccia, quasi come se avesse paura di perderla per sempre. Mi avvicinai a loro senza fare troppo rumore, per paura di spaventarli. Qualche minuto dopo lui aprì gli occhi e nel vedere la sua amata iniziò a sorridere e ad accarezzarle i capelli. A seguire si svegliò anche lei. Con gli occhi stanchi e gonfi, quasi come se avesse pianto tutta la notte precedente. Lo guardò e gli sorrise. Lo abbracciò e gli diede un bacio. Si misero a sedere, l’uno nelle braccia dell’altro e guardarono all’orizzonte il nascere di un nuovo giorno. Sentì il ragazzo sussurrare parole d’amore alla sua giovane amata. Un brivido percorse la mia schiena. Era una vista meravigliosa. D’un tratto lui si alzò e si diresse verso di me. Spaventata dal fatto che potesse vedermi provai a nascondermi, ma con mia sorprese mi passò accanto senza accorgersi della mia presenza. Lo guardai e provai a chiamarlo, ma lui non si girò. Non poteva vedermi ne sentirmi. Mi voltai verso la piccola donna, e lentamente mi avvicinai a lei. Stava piangendo, potevo persino percepire il dolore che le trafiggeva il cuore. Provai a metterle una mano sulla spalla, ma non sentii nulla. Ero una specie di fantasma. Vegliai su quella ragazza fino a quando, anche lei si alzò e andò via. Provai a seguirla, ma ad un certo punto non riuscì più ad andare avanti. Era come se un campo di forza mi stesse bloccando li. Iniziai a chiamare aiuto, pur sapendo che nessuno sarebbe mai arrivato. Nessuno mi vedeva ne mi sentiva. Così il giorno divenne notte e le stesse iniziarono a riempire quel cielo scuro come la pece. Il giorno successivo un’altra giovane coppia sui trent’anni arrivò nello stesso luogo della coppia del giorno precedente. Camminavano allegramente mano nella mano. Era quasi il tramonto e notai che avevano con loro un cesto, probabilmente per un picnic romantico. Non appena furono abbastanza vicini notai la somiglianza con i ventenni del giorno precedente. Erano loro dopo circa una decina d’anni. Lei sempre bellissima e lui sempre più innamorato di lei. Mentre preparavano il tutto per la cena, notai che l’uomo era molto nervoso. E così sotto la luce del sole calante, lui si inginocchiò e le chiese di sposarlo. Lei scoppiò in lacrime e lo abbracciò annuendo alla sua domanda. Quella notte fecero l’amore, quello più romantico ed avvolgente che possa esistere al mondo. La mattina seguente, sempre al sorgere del sole andarono via, ed una volta passata la notte ritornarono. Sempre loro ed ogni volta più vecchi. Quello doveva essere il loro posto importante. Tutti gli avvenimenti più importanti si svolsero li. Più passavano i giorni più le rughe si fecero profonde fino al giorno in cui riconobbi quella coppia. Lui era lo stesso a cui avevamo tolto l’anima. Difronte a quella consapevolezza caddi a terra e le lacrime iniziarono a scavare il mio viso. Un forte dolore al petto mi schiacciava il cuore. Faticavo a respirare, e lentamente la vista si appannò. Persi i sensi, ed al mio risveglio mi trovavo ancora nel campo. Guardai l’orizzonte ed era quasi il tramonto. Mi voltai, sentendo de passi dirigersi verso di me. Questa volta erano lenti e affaticati. Mi voltai e la signora a cui avevamo “tolto” l’amore, si stava dirigendo verso il luogo di tutti i loro incontri. Ma a differenza delle altre volte, questa mi vide. Senza dire nulla andò a sedersi e guardò il sole calare. Mi avvicinai a lei e d’istinto le chiesi scusa. Iniziai a piangere e dirle che era colpa mia se il suo amato era morto. Si voltò e mi asciugò le lacrime. Mi prese la mano tra le sue e mi rassicurò dicendo che sapeva che prima o poi quel momento sarebbe giunto. Mi disse anche che non era colpa mia, poiché era mio dovere scortare le anime durante il tragitto. Sgranai gli occhi e la chiesi come sapesse quello che facevo. Distolse lo sguardo da me e sottovoce disse che l’ombra della morte era sul mio volto e chiunque fosse in procinto di perdere un caro o se stesso l’avrebbe vista. Strinsi la mano alla sua ed un’ultima lacrima scivolò sulla mia guancia. Prima che il sole tramontasse del tutto mi chiese dove fosse ora suo marito. Senza esitazione risposi che si era dissolto nei cieli più alti ed incontaminati. Lei sorrise e mi confessò di non avere rimpianti, poiché avevano vissuto il loro amore appieno. Era felice, ed aveva meravigliosi ricordi. Tutto quello che le restava le riempiva il cuore e le bastava. A quel punto sentì un mancamento e quando riaprì gli occhi ero in camera mia. Era giorno inoltrato. Mi alzai dal letto e andai in bagno. Mi feci una doccia fredda ed una volta terminata mi guardai allo specchio. Si vedeva veramente l’ombra della morte sul mio viso?



2 risposte a "The weight of the soul."

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