The noose of fate.


Un respiro profondo fa entrare nuova vita nei miei polmoni. Un’aria fresca e pura da una scossa d’energia al mio essere. Percepisco il corpo, vivo e pieno di forze. Allora è così che ci si sente quando il destino ti sorride, penso tra me e me. Apro le finestre e la luce accarezza la mia pelle come la più delicata delle mani. Sorrido e volgo lo sguardo al cielo. Il sole risplende in tutta la sua bellezza, nessuna nuvola solca il cielo. Quella sarebbe stata proprio una giornata splendida. Gli uccellini cinguettavano dall’alto dei loro nidi. Le persone passeggiavano serene. Un altro giorno era cominciato, ed a quanto sembrava, nel migliore dei modi. Oggi sarebbe stato il giorno perfetto per cercare di realizzare qualche sogno. Con il sorriso stampato sul volto mi preparai e scesi a fare colazione. Essendo a mala pena maggiorenne ed avendo abbandonarono la scuola, avrei dovuto cercare un lavoro. E così decisi di fare. In quel momento nulla avrebbe potuto fermarmi. Non importava quello che fosse successo il giorno precedente, ne dell’ombra della morte che incombeva su di me. In quella meravigliosa giornata autunnale, nulla avrebbe potuto fermarmi. Mi sentivo stranamente viva e felice, come se tutto quello che era successo nei giorni precedenti fosse stato solo un brutto sogno. Finita la colazione, presi la mia borsa con tutto il necessario per cercare un nuovo lavoro ed uscì di casa. Appena raggiunta la strada principale misi le cuffie ed alzai il volume della musica. Mi incamminai così verso il mio futuro.

Tra un passo e l’altro, sorridevo. Per la prima volta, dopo non so quanto tempo potevo avere una giornata normale. Finalmente sarei potuta essere una qualunque ragazza adolescente in cerca di lavoro. Alzai noi sguardo al cielo e sorrisi, grata non so a chi, per l’opportunità che mi era stata concessa. La musica rendeva tutto ancora più bello. Ogni nota suonava nel mio essere quasi come volesse creare la colonna sonora della mia vita. Così ora dopo ora girai tutti i luoghi possibili, nella ricerca di un lavoro. Lasciai parecchi curriculum nella speranza mi chiamassero per lavorare. Ero stata cordiale ed avevo sfoggiato la parte migliore di me con tutti. Ora non mi restava che aspettare una risposta. Era quasi il tramonto ed il cielo iniziava a coprirsi di nuvole. Affretai il passo e mi diressi verso casa. A giudicare dal calo brusco delle temperature sarebbe arrivata una tempesta. Giunta davanti a casa alzi un’ultima volta lo sguardo al cielo. Una marea di nuvole scure come la pece si stavano accorpando l’una all’altra. Un vento freddo iniziava a fischiare nel silenzio di quel momento, le foglie iniziarono ad alzarsi da terre e danzare nel vuoto. Un bagliore molto forte e tendente al viola illuminò il mio viso. Pochi secondo dopo un boato fortissimo spaccò la pace di quella città. Affascinata dalla distruzione che stava per raggiungermi, restati a fissare la tempesta per qualche minuto. Senza rendermene conto  iniziò a piovere. Ogni goccia si faceva sempre più veloce e violenta. Ci sarebbe stata una tempesta che non si vedeva da anni. Presa dai miei pensieri mi voltai e feci per tornare in casa. Poco prima di aprire la porta sentì una voce disperata chiudere aiuto. Mi voltai ed un ragazzo più o meno della mia età era in ginocchio in mezzo la strada davanti a casa mia. Senza pensarci un attimo in più corsi verso di lui. Nel momento in cui arrivai davanti a lui, mi resi conto che qualcosa non andava. Lui non era più vivo. Non ebbi nemmeno il tempo di parlargli che un auto, a tutta velocità mi investì. Volai per alcuni metri prima di cadere a terra e sbattere violentemente la testa sull’asfalto bagnato. L’ultima cosa che ricordo fu che l’auto non si fermò e proseguì la sua fuga. In un attimo tutto era andato nuovamente a rotoli e non sapevo più cosa pensare. Ero io il problema di me stessa? O era il mondo che mi voleva fare fuori?

Sentivo in lontananza le voci di alcuni soccorritori. Mi chiedevano di restare sveglia, ma la vista continuava ad appanarsi sempre di più. Alla fine pensai che forse se mi fossi lasciata andare tutto si sarebbe concluso per il meglio. Avrei smesso di fare soffrire tutti e soprattutto nessuno mi avrebbe mai più vista come un mostro, anzi nessuno mi avrebbe più vista. Così inspirai profondamente e, mentre chiudevo gli occhi dolcemente, espirai. Tutto si fece buio e piano piano smisi di sentire tutto il dolore. All’improvviso alcune immagini si fecero strada tra i miei ricordi fino ad arrivare davanti ai miei occhi. Io da piccola, felice e spensierata con i miei genitori. Le passeggiate, i primi giorni di scuola, i primi amori, i primi litigi con i miei genitori. In quell’istante sentì una lacrima solcare il mio viso ormai morto. Era finita. Stavo rivendono miei ricordi. Ormai nessuno avrebbe potuto salvarmi e in un certo senso mi sentivo sollevata. Qualche minuto dopo, tutti i ricordi iniziarono ad appanarsi e tra loro apparve lui. Il mostro che mi aveva inconsciamente portato a quella situazione. Mi guardò e mi accarezzò il viso. Per la prima volta da quando lo avevo conosciuto sentì in lui un accenno di tristezza. Mi prese la mano e mi tirò a se. Sentì che il suo respiro iniziava a vacillare. Stava piangendo per me, così mi staccai e lo guardai. Gli asciugai le lacrime e gli dissi che, anche se tutto ciò che era successo lo aveva in un certo senso causato lui con il suo dono, non portavo rancore per lui. In fondo mi aveva fatto un favore. Gli sorrisi e nel momento esatto in cui provai a voltarmi per poi sparire per sempre mi chiese se volessi veramente che finisse così. Lo fulminai con lo sguardo e gli dissi che nonostante desiderassi morire, volevo anche trovare un lavoro, sopravvivere ed innamorarmi. In quei minuti precedenti avevo capito quanto in realtà tenessi alla mia vita, anche se pensosa. Ero combattuta, lo ammetto. Non sapevo neanche più io cosa volessi. Ma il desiderio che più volevo realizzare era aiutare quel ragazzo per cui ero stata investita, o meglio quel che restava di lui. In quel secondo il demone mi prese per mano e mi riportò a se. Cambiò, con mia immensa sorpresa, aspetto e si trasformò in un bellissimo ragazzo. Era alto, biondo con gli occhi colore tramonto. Era molto muscoloso ed indossava abiti particolari. Mi prese il viso tra le mani e mi disse il suo nome. Lian, questo il nome di colui per il quale ero finita in quella situazione. Lo guardai negli occhi e sentì che le guancia iniziavano a colorarsi. Sussurrai il mio nome, Irina. Mi abbracciò forte e mi disse che da quel momento sarebbe rimasto con quell’aspetto per mettermi meno a disagio. Lo guardai curiosa e gli chiesi il motivo di tale affermazione dato che stavo morendo. Avvicinò l’indice al mio petto, mi sorrise e mi disse che non era ancora finita. Senza che riuscissi a dire nulla una luce calda mi avvolse, ed una volta aperti gli occhi vidi la mia famiglia ed i dottori. Ero tornata. Ero di nuovo viva. Avevo avuto un’altra possibilità. Chiusi gli occhi e una lacrima accompagnata da un sorriso presero forma sul mio viso. Grazie Lian, pensai tra me e me.


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